Telecolor licenzia 17 lavoratori, fuori da lunedì Cgil: «La sensazione è che Ciancio venderà»

Telecolor licenzia 17 lavoratori tra personale tecnico e amministrativo. Grafici, cameraman, aiuto registi dal primo di giugno saranno disoccupati. La proprietà dell’emittente catanese, che fa capo alla famiglia Ciancio, lo ha comunicato stamattina. L’incontro, tra il rappresentante dell’azienda Renato Stramondo e i referenti di Slc Cgil e Fistel Cisl, non ha lasciato spazio a trattative. La decisione pare irrevocabile. 

«Negli ultimi due anni, con grandi sforzi da parte dei lavoratori, eravamo sempre riusciti a evitare il licenziamento». Davide Foti segretario della Slc Cgil di Catania non si spiega il perché dell’improvvisa rigidità mostrata dall’azienda: «Abbiamo proposto di fare rientrare, con contratto di solidarietà, almeno i 12 dipendenti che non possono accedere ai sostegni al reddito né alla pensione». La risposta è stata «che anche un solo euro in più sarebbe stato un aggravio per il bilancio». Bloccato pure il tentativo di prendere tempo: «C’è stato detto che le trattative non avrebbero avuto esito diverso né domani né in futuro».

Telecolor ha motivato i licenziamenti «come conseguenza dei problemi economici. Colpa del calo della pubblicità e della mancanza delle sovvenzioni riconosciute alle televisioni regionali». Secondo Foti: «Poteva essere fatto uno sforzo in più per salvaguardare il lavoro di professionisti altamente qualificati». L’inatteso cambio di scenario, che porterà ai licenziamenti, dà al sindacalista «la sensazione di qualche movimento di mercato sulle frequenze televisive che possa portare la proprietà a valutare la vendita». Di certo c’è che «Noi non molliamo – continua -, resteremo al fianco dei lavoratori». 

Le prossime mosse dei sindacati sono già state pianificate. «Abbiamo chiesto di parlare con l’assessore regionale al lavoro Bruno Caruso», spiega Foti. Alla domanda su quante probabilità ci siano che tutto si concluda positivamente per i lavoratori, il rappresentante della SIc Cgil conclude: «Le percentuali sono minime, la nostra ultima speranza sono le istituzioni».


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