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Il valzer dell’Ars: una legislatura fluida tra ineleggibili e cambi di casacca

L’Ars è lo scacchiere dove si giocano i destini della legislatura: ma tra pedoni ineleggibili e cambi di casacca. La proclamazione dei 70 deputati – eletti con un sistema proporzionale, sbarramento e premio di maggioranza legato al listino regionale del Presidente – ha delineato inizialmente nove gruppi parlamentari. Riflettendo la frammentazione tipica del sistema politico siciliano. Ma la XVIII legislatura in corso è segnata da un numero inusuale di avvicendamenti tra i banchi dell’assemblea. Molti dei quali avvenuti nei primissimi mesi di attività. Per la scelta di altri mandati parlamentari, ma anche per le sentenze della magistratura ordinaria e amministrativa. Una fluidità che sembra aver anticipato l’attuale instabilità, e su cui vale la pena rinfrescarci la memoria.

Tutti gli ex: dal richiamo romano alle sentenze

Subito dopo l’elezione, tre figure di rilievo hanno lasciato l’Ars per il seggio conquistato contemporaneamente alla Camera dei Deputati. A gennaio 2023, Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd) si dimette, sostituito da Ersilia Saverino. Nella stessa seduta, Giovanni Luca Cannata (Fratelli d’Italia) opta per Montecitorio, lasciando il posto a Carlo Auteri (che ha poi cambiato gruppo politico). Nel 2022, Tommaso Calderone (Forza Italia) aveva fatto la stessa scelta: al suo posto è subentra Salvatore Tomarchio. Parte degli ex, ma con un capitolo a parte, è poi Martina Ardizzone (Movimento 5 Stelle), decaduta a fine 2024 per il riconteggio delle schede disposto dal Cga. Dopo il ricorso della collega Erminia Lidia Adorno, che aveva ottenuto un numero superiore di preferenze nella circoscrizione di Catania, portandola a subentrare.  A gennaio 2025, infine, tocca a Giuseppe Castiglione (Popolari e Autonomisti), sospeso in applicazione della legge Severino.

Gli ineleggibili

Ma, prima ancora dei cambi di istituzione o di casacca, un impatto devastante sulla composizione dell’Ars è stato esercitato dalle sentenze sugli ineleggibili. Il caso più clamoroso riguarda Davide Maria Vasta (Sud chiama Nord), dichiarato decaduto dal Tribunale di Palermo perché, al momento della candidatura, ricopriva il ruolo di amministratore delegato della cooperativa Cot. Un’azienda con significativi rapporti contrattuali e autorizzativi con la Regione Siciliana. Al suo posto è subentrato Salvatore Giuffrida, primo dei non eletti nella lista di Catania. C’è stato poi Nicolò Catania (Fratelli d’Italia), dichiarato ineleggibile per non aver lasciato tempestivamente il ruolo di vertice in un ente pubblico. Dopo un lungo iter legale, concluso a febbraio 2024, il suo seggio viene assegnato a Giuseppe Bica. Similmente, Giuseppe Sebastiano Catania (Fratelli d’Italia) risulta ineleggibile con sentenza pubblicata nel luglio 2024. Sebbene i dettagli della sua successione siano stati oggetto di prolungati passaggi d’aula.

Il valzer dei gruppi parlamentari

La fluidità politica di questa legislatura all’Ars, al netto degli ineleggibili, si manifesta soprattutto nei frequenti cambi di casacca tra vari gruppi parlamentari. A subire le perdite più consistenti è stato Cateno De Luca. Con il vorticoso percorso di Alessandro De Leo: eletto con Sicilia Vera, passato a Sud chiama Nord, poi al gruppo misto e, infine, approdato in Forza Italia all’Ars. E Ludovico Balsamo, che ha lasciato il movimento di De Luca per aderire ai Popolari e Autonomisti. Così come uno dei volti più noti, Ismaele La Vardera, che ha scelto il gruppo misto. E Salvatore Geraci, approdato nel gruppo Lega – Prima l’Italia. A qualificarsi come polo d’attrazione, invece, è stata la Democrazia cristiana. Almeno fino alla crisi di fine 2025. Con l’ingresso di Carlo Auteri, subentrato con FdI e transitato dal misto. E Salvatore Giuffrida, con uguale percorso ma da Sud chiama Nord.

Anche il gruppo di Forza Italia ha beneficiato di numerosi ingressi, che hanno compensato l’uscita clamorosa di Gianfranco Miccichè. Il quale, dopo una vita nel partito di Berlusconi, è approdato al gruppo misto. Oltre al già citato De Leo, sono confluiti in Forza Italia all’Ars anche Marco Intravaia (da Fratelli d’Italia, via misto) e Michele Mancuso, che ha avuto un breve passaggio nel misto prima di tornare stabilmente nel gruppo azzurro. Chiudono l’elenco dei ballerini Marianna Caronia, eletta con la Lega e passata al misto, e Alessandro Porto, dal misto a Fratelli d’Italia.

L’impatto dell’instabilità istituzionale

L’analisi dei dati riflette una profonda instabilità, in cui la legittimazione popolare nata dal voto del 2022 viene di continuo messa alla prova da fattori tecnici e politici. La giunta di Renato Schifani ha operato in questi anni con una composizione fluida: su dodici assessori iniziali, ben otto sono stati sostituiti o hanno visto mutare le proprie deleghe. Il passaggio verso figure super-tecnicheAlessandro Dagnino all’Economia e Daniela Faraoni alla Salute – suggerisce la volontà di blindare i settori strategici davanti alle turbolenze dei partiti. Che pure rimangono il motore delle decisioni d’aula. Dove si assiste a un consolidamento di Forza Italia e alla frammentazione dei movimenti regionalisti. Con un ritorno a logiche di partiti nazionali più strutturati.

L’alto numero di ineleggibili solleva dei dubbi sulla qualità della selezione delle classi dirigenti regionali. E sulla necessità di una riforma che renda più chiari e stringenti i criteri di accesso alle cariche pubbliche. In attesa del rimpasto di giunta, che dovrà rispecchiare questo nuovo e mutevole volto dell’aula, la Sicilia resta un instabile laboratorio politico. Su cui pende, inoltre, la spada di Damocle sugli assessori che dovranno abbandonare il loro scranno a Sala d’Ercole, permettendo così l’ingresso dei cosiddetti supplenti.


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