Firma per l’assegnazione dei beni confiscati  «In Sicilia ancora tremila beni da destinare»

Il prefetto Umberto Postiglione, presidente nazionale dell’agenzia dei beni confiscati, oggi ha firmato la consegna di cinquantaquattro beni confiscati alla mafia alla presenza dei sindaci e degli assessori dei comuni riceventi. Manlio Munafò, commissario straordinario della Provincia di Palermo ha ricevuto i due edifici di via San Ciro e via Natale Carta, sedi del magistrale Danilo Dolci e del Liceo scientifico Ernesto Basile. «Sono onorato di aver definito questa lunga istruttoria – afferma Munafò – Ritengo molto importante però sottolinearne la doppia valenza: non solo si opera un riuso di atri due immobili confiscati alla mafia ma vengono destinati alla formazione, all’istruzione della classe dirigente di domani, un fine tra i più nobili». 

Procedono le confische e le relative assegnazioni su tutto il territorio italiano, in un flusso lento ma continuo che nell’ultimo anno ha quintuplicato i suoi numeri, come racconta a Meridionews Maria Antonietta Manzo, rappresentante dell’agenzia «A fronte dei cinque/seicento beni che annualmente venivano assegnati, lo scorso anno sono stati restituiti all’Italia duemilacinquecento beni tra immobili, aziende e terreni. Novecentocinquanta soltanto in Sicilia – continua – una percentuale del 40%, alta ma emblematica della situazione». 

«Segno che l’antimafia si muove – spiega il prefetto Postiglione – In Sicilia la densità è spaventosa, ma il flusso di consegne è continuo». Il prefetto ammette preoccupazione per l’emergenza abitativa, anche in relazione alle proteste dei cittadini che vedono la propria abitazione svalutata perché nei pressi di nuove case popolari. «La questione degli alloggi popolari va vista in un quadro completo. Tramutare case confiscate in alloggio popolare significa dare un tetto ad una famiglia con disagi economici e sociali. Certo, può capitare il delinquente che povero non è e per questo adottiamo misure di sicurezza. – continua – Non essendoci risorse per costruire delle case popolari, utilizziamo i beni confiscati. Se gli abitanti di un palazzo non accettano che un singolo appartamento venga assegnato a persone indigenti il problema è di integrazione, classismo e razzismo».

«Non pubblicizziamo più da tempo i beni confiscati a Palermo quando si tratta di immobili. – spiega Maria Antonietta Manzo – evitiamo di pubblicare gli indirizzi perché si vengono a creare delle guerre tra poveri per occupare abusivamente i beni».

Domani, la firma del protocollo ministeriale (Infrastrutture e Trasporti) che prevede la destinazione di diciotto milioni di euro al recupero di unità abitative confiscate affinché vengano destinate all’emergenza casa. «Il decreto andrebbe a colmare dei vuoti finanziari, consentendo di velocizzare un flusso già costante – afferma il prefetto – Ho firmato ieri con il sindaco di Napoli De Magistris e oggi con Leoluca Orlando, spero di firmare con Roma la settimana prossima, città che soffre più di Palermo dell’emergenza abitativa». 

Nel pomeriggio una cerimonia analoga avrà luogo a Trapani e nei prossimi giorni nelle altre province della regione. «Per conferire dignità al lavoro svolto, particolarmente arduo quando si tratta di destrutturare le vecchie società dei palazzinari, procediamo provincia per provincia. – racconta Maria Antonietta Manzo – In questi giorni il totale dei beni assegnati è di quattrocentotrenta». Ma sono ancora tremila i beni confiscati in attesa di una nuova destinazione d’uso, dato che sarà completamente stravolto a seguito di una grossa confisca attesa per domani. 

Alla cerimonia di consegna i sindaci dei comuni di Partinico, Villafrati, Belmonte Mezzagno, Carini, Bagheria, Collesano e Trabia alcuni dei quali già assegnatari di beni che oggi da simboli del malaffare sono divenuti luoghi di accoglienza, aggregazione o produzione. Salvatore Lo Biundo, sindaco di Partinico ha fatto delle vecchie proprietà dei Vitale un centro di accoglienza per le donne vittime di violenza e un centro diurno per disabili. inoltre, un plauso particolare dall’agenzia e dagli altri sindaci è andato al vicesindaco di Collesano Calogero Panzanella «In quel terreno confiscato oggi produciamo olio biologico che abbiamo portato all’esposizione mondiale del Bio in Germania, quei terreni oggi sono un’opportunità sia per il territorio che per i disoccupati».

«A Carini – spiega il sindaco Giuseppe Agrusa – creeremo un centro servizi che sarà di supporto al centro di ricerca biomedica RIMED e dell’ospedale, strutture che a breve sorgeranno nelle immediate vicinanze».


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