Foto di Donald J. Trump

C’è un uomo originario di Taormina detenuto nella controversa struttura per migranti Alligator Alcatraz

Nelle viscere umide delle Everglades, dove il verde delle paludi incontra lo sguardo minaccioso degli alligatori, sorge Alligator Alcatraz, la nuova e discussa struttura di detenzione per migranti irregolari voluta dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È qui che, tra tende militari e sorveglianza armata, si trovano attualmente detenuti due cittadini italiani in attesa di espulsione: Gaetano Cateno Mirabella Costa, 44 anni, nato a Taormina, e Fernando Eduardo Artese, 63 anni, di doppia cittadinanza italiana e argentina.

Mirabella Costa è finito in manette il 3 gennaio scorso in Florida con accuse pesanti: possesso di stupefacenti senza prescrizione medica, aggressione e violenza contro un anziano. Dopo una condanna a sei mesi di reclusione scontata nel carcere della contea di Marion, è stato trasferito nella struttura federale per l’avvio della procedura di rimpatrio. Il suo ingresso ad Alligator Alcatraz risale al 9 luglio.

Artese, residente a Las Palmas de Gran Canaria con la famiglia, è stato invece arrestato perché entrato negli USA con un visto turistico ma risultava lavorare illegalmente. Durante un controllo stradale, è emerso un mandato di arresto a suo carico per non essersi presentato a un’udienza. Anche per lui, la permanenza si è trasformata in detenzione e poi trasferimento nel carcere tra le paludi. Dal carcere, Artese ha parlato con i giornalisti del Tampa Bay Times, definendo la struttura «un campo di concentramento – Ci trattano come criminali, ci vogliono umiliare. Ma siamo solo padri di famiglia, lavoratori», ha dichiarato in una drammatica intervista telefonica.

La struttura, ricavata da un vecchio aeroporto abbandonato nel cuore della Big Cypress National Preserve, è circondata da chilometri di foreste, zanzare e animali selvatici. Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, l’ha definita «una soluzione economicamente efficiente» per contenere i migranti in attesa di espulsione: «Se provano a scappare, li aspettano solo alligatori e pitoni». Non è solo una provocazione. L’intera area, grande 78 chilometri quadrati, è priva di infrastrutture e ostile alla vita umana. Le autorità consolari italiane stanno cercando di stabilire un canale con la struttura – gestita dall’unità ICE-ERO – attraverso l’Office for Foreign Missions del Dipartimento di Stato americano.


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