L’astensione di protesta degli avvocati siciliani: «La giustizia è sull’orlo del collasso»

Braccia incrociate a Trapani per gli avvocati. Una protesta che è iniziata lunedì e che dovrebbe concludersi domani venerdì 9 maggio. «Le ragioni della nostra astensione sono di duplice matrice», spiega a MeridioNews il presidente dell’ordine degli avvocati trapanesi Salvatore Longo. Da una parte, ci sarebbe una riduzione degli organici dei magistrati che va avanti da tempo e che non accenna ad arrestarsi, «anzi il problema sarà ancora più rilevante nei prossimi mesi – sottolinea – a causa del trasferimento di alcuni magistrati in altri uffici». E, almeno per il momento, invece, non ci sarebbe nessuna notizia in merito a trasferimenti in entrata.

A questo si aggiungerebbe il fatto che «il Consiglio superiore della magistratura continua ad autorizzare momentanee applicazioni in altri uffici giudiziari dei magistrati del tribunale di Trapani – aggiunge Longo – senza considerare il danno che arreca». Altro motivo che ha spinto gli avvocati ad aderire alla protesta perché «il distacco temporaneo di un magistrato non consente di assegnare il posto vacante a un altro collega». In pratica, quindi, la casella resta occupata soltanto sulla carta. «Anche in procura ci sono notevoli vuoti di organico – continua Longo – Dati alla mano, siamo intorno al 65 per cento di scopertura». E le questioni non sono finite qui, ce ne sarebbe anche una che riguarda più nello specifico le Corti di giustizia tributaria, ovvero gli organismi giudiziari a cui i cittadini si rivolgono in caso di contenziosi con il fisco per tutelare le proprie ragioni economiche e patrimoniali.

«C’è un progetto di chiusura della Corte di giustizia tributaria di Trapani che – sostiene Longo parlando al nostro giornale – ha una competenza provinciale e non solo circondariale, per accorparla a Palermo. Addirittura si parla di accorpare la Corte tributaria di secondo grado, che attualmente si trova a Palermo, con quella di Catania. Mantenerne una unica per tutta la Sicilia – afferma – è inaccettabile. Noi siamo contrari a questa proposta perché equivale a delegare giustizia». Il punto degli avvocati è che un cittadino o un’azienda, per avviare un contenzioso con l’amministrazione tributaria, non dovrebbe essere costretto ad affrontare i costi di una difesa tecnica su Palermo o addirittura su Catania. «Il che, in molti casi – chiarisce Longo – equivarrebbe a vedere soccombere il proprio diritto a opporsi alla pretesa dell’amministrazione finanziaria».

Insomma, una giustizia che sembrerebbe essere sull’orlo del collasso. «Parlare di numeri non è facile – fa presente il presidente – I magistrati in servizio cercano con abnegazione e spirito di sacrificio di portare avanti il carico di cause. Credo – aggiunge – che le criticità maggiori si registrino nel settore civile dove i rinvii di alcuni giudizi vengono anche a oltre un anno di distanza». Pendenze che rinviate per dare precedenza a cause più vecchie. E, intanto, anche nel penale iniziano a registrarsi rinvii più lunghi. «A breve, i due presidenti della sezione penale e misure di prevenzione verranno trasferiti ad altro incarico per avvicendamenti – continua Longo – Altri giudici andranno via entro l’estate; mentre è previsto un solo ingresso entro luglio».

E, tutto questo, a fronte di un tribunale che gestisce una mole di servizi di giustizia non indifferente ma «con piante organiche che sarebbero obsolete e insufficienti anche a pieno regime – lamenta Longo – Così il lavoro quotidiano è assai difficile con un danno per chi si rivolge alla giustizia». A portare a questi giorni di protesta e di astensione dalle udienze, dopo circa un anno in cui era già stato indetto uno stato di agitazione da parte degli avvocati, è stata soprattutto «la totale mancanza di un riscontro da parte dei nostri interlocutori: questo – afferma il presidente – ci lascia amareggiati e preoccupati perché riteniamo che sia il segnale di una volontà di lasciare tutti i tribunali di provincia o di frontiera sguarniti di adeguate risorse umane e, quindi, impossibilitati a svolgere le proprie funzioni in maniera adeguata». Ed è il motivo per cui non si escludono altre forme di protesta: «Senza risposte e azioni concrete – conclude Longo – la nostra protesta non si arresterà certamente a questa settimana di astensione».


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