Sono state disposte misure cautelari personali nei confronti di 7 persone. Quattro in carcere, 2 agli arresti domiciliari ed un obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Il gruppo è indiziato di associazione per delinquere volta alla introduzione nello Stato, detenzione per la vendita e commercializzazione di prodotti industriali, con marchi o segni distintivi contraffatti o […]
Foto di Guardia di Finanza
Messina: televendite social di merce contraffatta, 7 misure cautelari a Giostra
Sono state disposte misure cautelari personali nei confronti di 7 persone. Quattro in carcere, 2 agli arresti domiciliari ed un obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Il gruppo è indiziato di associazione per delinquere volta alla introduzione nello Stato, detenzione per la vendita e commercializzazione di prodotti industriali, con marchi o segni distintivi contraffatti o alterati. Nonché per il delitto di ricettazione.
Commercializzazione di marchi contraffatti
Il provvedimento scaturisce da un’articolata indagine in materia di e-commerce abusivo e illegale, coordinata da questa Procura e delegata ai finanzieri del Gruppo di Messina, anche mediante l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese, accertamenti bancari, servizi di osservazione e pedinamento, sequestri di beni.
Un’attività che ha portato a disvelare un’associazione criminale dedita alla commercializzazione di capi di abbigliamento, accessori e profumi, con marchi contraffatti di noti brand nazionali ed esteri. Il gruppo è composto da pregiudicati. Alcuni dei quali ristretti agli arresti domiciliari per altri reati, che – nonostante la detenzione – avevano avviato tale illecita attività, essendo privi di una occupazione remunerativa.
La televendita social
Le indagini hanno ricostruito l’operatività, dal 2022 ad oggi, del sodalizio, radicato nel popolare quartiere Giostra. Qui – attraverso una pagina Facebook collegata ad un gruppo chiuso, con oltre 2.200 iscritti – il gruppo pubblicizzava la vendita di prodotti di varia natura, a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato. L’osservazione della pagina ha permesso di cristallizzare il modus operandi dell’associazione criminale.
Attraverso delle dirette social, condotte dagli indagati, venivano commercializzati centinaia di prodotti. Successivamente ritirati presso le loro abitazioni, anche in costanza di televendita. Ma i prodotti sono stati consegnati anche a domicilio, per quelli più vicini, o spediti per i clienti fuori sede.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali hanno arricchito il quadro indiziario a sostegno delle ipotesi investigative. Evidenziando, infatti, sui conti intestati agli indagati, movimentazioni di denaro sproporzionate rispetto ai redditi leciti, praticamente nulli. Senza contare le ostentate manifestazioni di ricchezza sui social dagli indagati e dai loro familiari.