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Il caso del poliziotto che si finge giornalista. Il legale: «Così si generano dubbi sulle finalità istituzionali delle riprese»

«Secondo voi dovrebbero girare con un cartello con scritto poliziotto?»; «meglio un agente che i facinorosi in mezzo ai manifestanti»; «gli infiltrati ci sono sempre stati». Sono soltanto alcuni dei commenti social – almeno quelli non contenenti insulti nei confronti dei giornalisti – che hanno accompagnato la notizia riguardante l’agente di polizia che, utilizzando una telecamerina con l’adesivo del quotidiano La Sicilia e, secondo alcuni testimoni di MeridioNews, identificandosi come cronista, è stato sorpreso a riprendere i manifestanti in alcuni cortei catanesi delle ultime settimane. Il direttore de La Sicilia Antonello Piraneo ha chiesto chiarimenti alla questura, specificando come l’uomo in questione non sia un loro giornalista. Dalla polizia sono state avviate delle indagini interne e sulla vicenda si è espressa anche l’Assostampa, specificando come si sia trattata di «un’azione inappropriata». Ma cosa dice, al riguardo, la legge? Lo abbiamo chiesto a un’esperto.

«Le riprese da parte della polizia, durante cortei e assemblee cittadine, ci sono sempre state, ma normalmente vengono utilizzati dei segni distintivi», spiega a MeridioNews l’avvocato Goffredo D’Antona, che è anche membro di Legal Team, associazione di legali impegnati collettivamente per la tutela dei diritti, spesso presenti alle manifestazioni. Segnalati, loro sì, da un’apposita pettorina colorata. «Il fatto di avere un poliziotto infiltrato, laddove appunto non sarebbe necessario attuare alcuna copertura, è preoccupante: potrebbe fare sorgere il dubbio che le riprese non abbiano finalità istituzionali, poiché c’è qualcuno che non vuole fare sapere di essere un poliziotto. L’infiltrato può camuffarsi ma per farlo occorre che ci sia un’indagine dell’autorità giudiziaria ma anche un ordine di servizio specifico del corpo d’appartenenza». Quindi non un generico servizio di controllo e prevenzione di possibili reati.

«Casi come questo ci rimandano indirettamente alla vicenda della giudice Iolanda Apostolico – prosegue D’Antona – con i video che la riguardavano rimasti in archivio per anni, per poi venire pubblicati sui social». In quel caso il filmato, risalente al 2018 e pubblicato su Facebook da Matteo Salvini nel 2023, immortalava la giudice durante una manifestazione al porto di Catania per chiedere lo sbarco dei migranti bloccati a bordo della nave Diciotti. Da più fronti è emerso il dubbio che il filmato possa essere stato girato dalle forze dell’ordine, ma la questura di Catania ha sempre smentito questa ipotesi, finita al centro di un’indagine della procura, poi archiviata.

«Un conto – continua il legale – è riprendere un corteo per la sicurezza di tutti, altro è farlo senza una finalità precisa, in assenza di divisa o distintivo e spacciandosi per un giornalista. Anche perché il poliziotto ha il dovere di verificare la regolarità della manifestazione, mentre un giornalista si occupa di altro. Questo modo di procedere, che è un fatto gravissimo, fa nascere delle criticità inopportune in cortei ed eventi essenzialmente pacifici».


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