Operazione Caronte, l’intreccio con la politica I contatti con Lombardo e Cristaudo

«Abbiamo discusso col presidente e ho detto che nel mondo degli autotrasportato vista la crisi abbiamo una necessità…». Così Francesco Caruso, tra gli imprenditori ritenuti affiliati a Cosa nostra catanese arrestato all’alba nell’operazione Caronte, racconta a una dipendente della Regione siciliana del suo rapporto con l’ex presidente regionale Raffaele Lombardo. Rapporto intrattenuto da Caruso a livello politico, come segretario del Partito nazionale degli autotrasportatori (Pna).

Al centro delle conversazioni intercettate dagli investigatori ci sono facilitazioni economiche e lavorative e il sostegno elettorale fornito allo stesso Lombardo in occasione delle elezioni europee del 2009. «L’onorevole Giovanni Cristaudo mi ha spiegato in soldoni i termini della questione – dice al telefono con Caruso l’addetta stampa del movimento politico autonomista – Cioè, si tratta di una specie di confederazione in cui voi Pna, avendo individuato in Lombardo una figura sensibile alle vostre problematiche, gli date un sostegno elettorale, ho capito bene?». «Chiaro», risponde per tre volte Caruso.

Sono almeno tre, secondo i magistrati, gli obiettivi che legavano Caruso – e il collega Giuseppe Scuto – alle due figure politiche in modo da poterne spendere il nome. Innanzitutto con i propri partner commerciali, promettendo pressioni presso le pubbliche amministrazioni, come nel caso delle limitazioni imposte all’armatore Grimaldi dall’autorità portuale di Catania. Per proseguire con le facilitazioni economiche come gli eurobonus che avrebbero spinto altri autotrasportatori ad aderire alla confederazione studiata da Caruso e Scuto. E infine per ottenere leggi favorevoli al settore, come il blocco dei Tir in orario notturno che, secondo i due, avrebbero aumentato il loro giro di affari nel trasporto marittimo.


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Facilitazioni economiche, pressioni presso le pubbliche amministrazioni e leggi favorevoli. È quanto cercavano di ottenere, secondo i magistrati, i due imprenditori affiliati a Cosa nostra etnea Francesco Caruso e Giuseppe Scuto spendendo il nome dei due noti politici, con cui intrattenevano frequenti rapporti. Guarda il video

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