Sel: Claudio Fava e Gennaro Migliore vanno via. Per andare con Matteo Renzi?

A SINISTRA, DOPO I RISULTATI DELLE ELEZIONI EUROPEE, IMPAZZA IL DOPPIO SALTO MORTALE SUL CARRO DEL VINCITORE. MA COME HA DETTO FARAONE, L’ELETTORATO ITALIANO OGGI E’ MOBILE E POTREBBE NON GRADIRE I TRASFORMISTI…

di Carmelo Raffa

 

Dopo il clamoroso successo del PD di Matteo Renzi alle europee si è creato il panico non solo tra alcuni parlamentari che siedono in Parlamento con la maglietta di Sel, ma anche tra le forze politiche che nelle ultime elezioni politiche sono rimasti esclusi dalla ripartizione dei seggi perché lontani dal quorum del 4%.

Da notare che già da qualche mese s’intravedeva una spaccatura all’interno della formazione capeggiata da Vendola, che vedeva mal di pancia da parte di alcuni parlamentari per l’atteggiamento tenuto dal proprio leader nei confronti del Governo Renzi. Ma con le manovre di ieri e con l’uscita dal partito di esponenti “più rappresentativi della sinistra” – l’addio di Claudio Fava e di Gennaro Migliore – s’intravede a breve un forte ridimensionamento parlamentare di Sel.

Che sta succedendo? Non crediamo che queste manovre siano finalizzate alla difesa del bene comune, ma siamo convinti che lo spauracchio creatosi dopo il clamoroso risultato delle ultime elezioni ha fatto riflettere tanti parlamentari di sinistra che vedono giorno per giorno sgretolarsi la poltrona dove appoggiano il proprio sederino.

Ed allora che fare? Corrono alla Corte del vincitore sperando che alla fine arrivi l’ancora di salvataggio. E le forze rimaste fuori dal Parlamento?

Tra queste ne abbiamo notato una che si è distinta fin da subito dopo le europee a lanciare un SOS a Matteo Renzi. Si tratta dell’Italia dei Valori, un partito movimento fortemente ridimensionato non tanto per qualche errore politico, ma principalmente perché ha osato mettersi contro Sua Maestà Giorgio Napolitano. Da allora quotidianamente e con la macchina da guerra dei poteri forti mediatici veniva messo alla gogna colui che è stato considerato un eroe della storia italiana, perché da Magistrato aveva avuto il coraggio di criminalizzare i grossi calibri politici della Prima Repubblica. Antonio Di Pietro .

Ma il PD e l’allora gestione capitanata da Bersani non raccolsero un fico secco dalla disgregazione del partito di Di Pietro, perché la stragrande maggioranza degli elettori Italia dei valori è andata a riempire il serbatoio di Beppe Grillo.

Ed ora constatando che i voti sono pochi e dopo un risultato elettorale alle europee poco entusiasmante, gli attuali eredi di Antonio Di Pietro si rimettono alla clemenza di Renzi? Hanno fatto questa scelta ignorando i consigli storici del fondatore e padre storico di Italia dei Valori? Noi li mettiamo in guardia, perché siamo più che convinti e non crediamo che questo nuovo Personaggio emergente, in questo momento, politicamente e da tanti osannato come un Messia sia così buono da riservare loro ricchi premi e cotillon.

Pertanto riteniamo che le persone attualmente impegnate in Italia dei Valori dovrebbero operare per trasformare questo partito in movimento ed impegnarsi attivamente nel Partito Democratico. D’altronde, Italia dei Valori nasce come movimento e rammentiamo che questa cosa era già stata promessa dallo stesso Antonio Di Pietro prima delle elezioni politiche 5 anni fa, forse allo scopo di ottenere l’apparentamento all’allora leader del PD, Walter Veltroni.

Un ultimo consiglio a tutti gli amanti del “carro dei vincitori”: state attenti e guardate bene la realtà e per fare ciò uso le stesse parole profferite dal fiduciario di Renzi per la Sicilia.

Davide Faraone lunedì scorso, a proposito risultato eclatante ottenuto dal PD alle europee, ha detto chiaramente che dopo il berlusconismo e l’antiberlusconismo il voto degli elettori non è stabile, ma mobile; e che il 40,8% dei voti ottenuti dal PD alle europee, se non seguiranno fatti concreti agli impegni del Governo, alle prossime potrebbe essere conseguito da altra forza politica.

Ciò significa, cari amici della sinistra, che è preferibile non sognare e stare con i piedi per terra.

 


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