Autonomia differenziata, botta e risposta Cappellani-Granozzi: solo la politica può salvare la situazione

«I siciliani soffrono della sindrome di Stoccolma. A loro piace essere presi in ostaggio. E più vengono trattati male più amano i loro affamatori. Come si può avallare questa idea della Destra? In nome del Regno delle Due Sicilie, esperienza già fallita quando venne cancellata dalla Storia». Parole di Luciano Granozzi, storico professore di Storia all’Università di Catania e fondatore di Radio Zammù, intervistato su Mow magazine da Ottavio Cappellani, con cui intrattiene uno stimolante scambio di battute sul tema dell’autonomia differenziata, di recente approvata dal Senato e ora al vaglio della Camera dei deputati.

Secondo Granozzi, apertamente contrario all’autonomia indifferenziata, al contrario di Cappellani, si tratta di un problema di solidarietà sociale, ma entrambi concordano nel fatto che non si tratti di un fatto squisitamente economico, bensì di una questione politica, senza bisogno di scomodare «la leggenda metropolitana del Regno delle Due Sicilie ricco e florido» che secondo Granozzi «è stata proprio la scusa recitata a memoria proprio da quelli che con il cappello in mano hanno sempre chiesto fondi a Roma».

L’unico modo infatti perché l’autonomia funzioni – e questo lo dice anche la banca d’Italia – è che la politica faccia il proprio lavoro e che tutti si rimbocchino le mani, ancor prima di pensare a quanto dare a chi.


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