Si grida all’emergenza criminalità ma si tagliano le risorse per combatterla…

Emergenza Criminalità, tra appelli e gridi di allarme. Ma le risorse destinate alle Forze dell’Ordine sono sempre meno. E quelle che ci sono …

di Franco Cascio

L’ultimo grave fatto di cronaca avvenuto pochi giorni fa a Gallarate con la spettacolare evasione di un pericoloso detenuto a seguito del blitz messo in atto da un vero e proprio commando (e con a disposizione un imponente arsenale) è la dimostrazione che il grido di allarme del capo della Polizia, Alessandro Pansa, lanciato appena due mesi fa, sembra essere rimasto inascoltato.

«Troppi tagli, così diminuisce il servizio di sicurezza reso ai cittadini», aveva detto il numero uno della Polizia italiana.

Fatto più unico che raro nella storia recente di questo Paese che un capo della Polizia lanci un segnale così forte utilizzando parole dure che mettono in discussione quella percezione di sicurezza che ogni cittadino pretende di ricevere dalle istituzioni: «Non è pensabile che noi possiamo offrire lo stesso servizio di sicurezza che offrivamo qualche anno fa, con 15 mila poliziotti, 15 mila carabinieri e migliaia di finanzieri in meno. E con la riduzione delle risorse. In questo momento noi stiamo offrendo un servizio di sicurezza inferiore al passato». 

Dal canto suo, benché direttamente chiamato in causa, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha pensato bene di non dare alcun seguito alle dichiarazioni di Pansa, consapevole che – complici le festività natalizie – sarebbero presto scivolate nel dimenticatoio. E così infatti in parte è stato.

Ad alimentare ancora di più il grido di allarme ci hanno pensato però un mese dopo i presidenti delle Corti di Appello che attraverso le loro relazioni in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario hanno fatto emergere un quadro tutt’altro che roseo.

Prendiamo Palermo. E’ vero che si è registrato un calo nel numero degli omicidi rispetto al periodo precedente, ma i reati contro il patrimonio – furti e rapine – sono invece aumentati in maniera preoccupante.

In questo inquietante contesto, non poteva mancare l’intervento dei sindacati di categoria. Il Siulp di Palermo , per esempio, ha recentemente ha denunciato che ben il 40% dei mezzi della polizia palermitana sono fuori uso. Addirittura alcuni di quelli utilizzati per garantire la scorta ai magistrati antimafia sarebbero così malandati da mettere a repentaglio l’incolumità dei poliziotti.

Organico ridotto, mezzi carenti. Questa la situazione in cui versa il settore sicurezza in Italia. Eppure le risorse ci sarebbero: 2 miliardi di euro del Fondo unitario per la giustizia. Si tratta di quei soldi sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che confluiscono in un fondo la cui gestione è in mano ad Equitalia. Risorse che dovrebbero essere messe a disposizione al ministero della Giustizia e dell’Interno. Dovrebbero appunto, ma invece sono inesorabilmente bloccate nelle casse di Equitalia.

Il prefetto Giuseppe Caruso, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati (già sotto tiro per avere legittimamente sostituito amministratori giudiziari dei patrimoni sottratti alla mafia che percepivano parcelle d’oro per non fare nulla) è intervenuto in tal senso: «Perché questi soldi non vengono utilizzati per pagare la benzina, rinnovare il parco auto delle Forze di Polizia e per la cattura dei latitanti?».

Già, perché? Un appello quello del prefetto Caruso che rischia di rimanere ancora una volta lettera morta.

Franco Cascio


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