Finanziaria regionale bloccata: il decreto legislativo romano non risolve i problemi

CONTINUA AD ESSERE SGRADEVOLE L’ATMOSFERA CHE I GOVERNATI SICILIANI HANNO CREATO ATTORNO A DUE ISTITUZIONI – UFFICIO DEL COMMISSARIO DELLO STATO E CORTE DEI CONTI – CHE FANNO SOLO IL PROPRIO DOVERE

L’assessore regionale all’Economia, Luca Bianchi – che essendo stato mandato in Sicilia da Roma con Roma ha, o pensa di avere, i contatti giusti – si dice convinto di essere riuscito a sbloccare le risorse regionali del cosiddetto fondo rischi. Sono i soldi che servono a fronteggiare la montagna di entrare incerte, se non fittizie, che la Regione ha accumulato: circa 3 miliardi di euro e forse più. Somme che il Governo regionale ha provato a ‘bruciare’ in spesa corrente. Mossa giustamente bloccata dal Commissario dello Stato con una corretta impugnativa.

Ora Bianchi – che di questa storia non ne fa una questione amministrativa, ma un fatto personale – dice a destra e a manca di essere riuscito a risolvere il problema con l’aiuto del Governo nazionale. Che, in effetti, ha varato un decreto legislativo che dovrebbe risolvere il problema dei residui attivi per tutte le regioni italiane. Ogni regione pagherebbe questi soldi in dieci anni. 

Risparmiamo ai nostri lettori i ‘tecnicismi’ contenuti in questo decreto legislativo. Osserviamo soltanto che tale decreto legislativo entrerà in vigore il prossimo anno. Come pensa l’assessore Bianchi di anticipare il decreto a quest’anno? Con una norma regionale, dice l’assessore.

La cosa ci lascia un po’ perplessi: può, infatti, una norma regionale anticipare una legge nazionale? A nostro modesto avviso, per andare in deroga a una legge nazionale, ci vuole una legge nazionale e non una legge regionale!

Lo diciamo in anticipo, perché una legge regionale che va in deroga a una legge nazionale potrebbe essere a rischio di impugnativa. Per un motivo semplice: perché la Regione andrebbe a legiferare su materie di competenza dello Stato. 

Detto questo, a noi il modo come il Governo regionale continua a presentare questa storia non ci piace proprio. Continuare, come fa l’attuale Governo regionale, ad alimentare lo scontro con due istituzioni – Ufficio del Commissario dello Stato e Corte dei Conti – non ci convince.

Lo ribadiamo: Crocetta e l’assessore Bianchi hanno interpretato e continuano ad interpretare il corretto ruolo di garante della Costituzione (Ufficio del Commissario dello Stato) e di garante dei Conti pubblici (Corte dei Conti regionale) come un’ingerenza di due poteri nell’attività di Governo. Non è così.
Ufficio del Commissario dello Stato e Corte dei Conti stanno solo esercitando il proprio ruolo in modo corretto e rispettoso dei valori dell’Autonomia. Tant’è vero che lo scorso anno il tema dei residui attivi è stato sollevato dalla Corte dei Conti dopo che l’Ars aveva approvato la manovra.

Già allora l’Ufficio del Commissario dello Stato e la Corte dei Conti avrebbero potuto ‘fermare i giochi’. Invece si sono limitati a segnalare il problema, dando al Governo regionale un anno di tempo per affrontare la questione dei residui attivi.

Per tutta risposta, il Governo regionale non solo non ha mantenuto gli impegni assunti con la Corte dei Conti, ma ha provato a utilizzare i soldi dei fondo rischi in spesa corrente.

Da qui una correttissima impugnativa. Con Crocetta e Bianchi che, ancora in queste ore, continuano a cambiare le carte in tavola, mettendo in cattiva luce due istituzioni che hanno fatto solo il proprio dovere.

Anche questa storia del Governo nazionale utilizzato come ‘rivalsa’ – con un Governo nazionale, il Governo Letta, che si presta a questi giochi! – dà solo la misura del cattivo gusto di tutta questa storia.

Dove, a completamento, ci sarebbe anche una legge regionale che dovrebbe andare in deroga a una legge nazionale che entrerà in vigore il prossimo anno! Il tutto per poter dire: alla fine abbiamo vinto noi!

Qui forse non ci siamo capiti: sono Crocetta e Bianchi che debbono chiedere scusa per i toni fuori posto usati in questi giorni e non viceversa!

A noi questo gioco al massacro non piace. Anzi, ci permettiamo di ricordare al Governo Crocetta che fuori posto – nella manovra – non ci sono soltanto le risorse dei fondo rischi, ma anche le regolazioni contabili e i fondi di riserva.

Sotto il profilo tecnico – per essere precisi – i 550 milioni di euro che mancano all’appello non fanno capo al solo fondo rischi. Chi deve capire, capisca.


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