I giovani emigrano, le caste sono intoccabili, la povertà si diffonde. Ultimi per i diritti, primi nei privilegi

L’ARCIPELAGO DELLE CASTE E LE TERRE DEL BISOGNO

di Aldo Penna

Nell’Italia della crisi e dei privilegi, un aspetto assume connotati fortemente simbolici e rappresenta l’atto d’accusa per il malgoverno dei decenni precedenti: le pensioni d’oro. Costano tra i dieci miliardi l’anno e raccolgono l’ampia fascia dei protetti che approfittando di corsie privilegiate e nessun legame tra contributi versati e pensione erogata, ha costruito rendite vitalizie paragonabili a quelle che al tempo di
Luigi XVI erano distribuite alla nobiltà.

Anche allora la Francia settecentesca in crisi, gravata dall’immensa diseguaglianza sociale, aveva individuato nel taglio alle pensioni d’oro dei nobili un passaggio per risanare le finanze. Ci provò Necker otto anni prima della rivoluzione, ma fu licenziato.
Una strana convergenza storica: anche da noi lo scorso anno il provvedimento che voleva imporre un contributo di solidarietà alle pensioni d’oro è stato bocciato come
incostituzionale.

Il blocco dell’Imu anche per le cospicue proprietà immobiliari somiglia all’imposta fondiaria voluta da Turgot e poi ritirata per l’ostilità di nobili e clero.
Insomma quella comunemente chiamata casta oggi è divenuta un arcipelago di caste. Negli ultimi venti anni, non solo la politica ma tutte le burocrazie pubbliche, civili e militari, sono state contrassegnate dalla moltiplicazione dei ruoli a volte sovrapposti e lautamente pagati.

E da una ragnatela di benefit e dotazioni che hanno tratteggiato per il terzo tempo della Repubblica la presenza di un sistema oramai senza controllo che sta divorando ogni risorsa destinata allo sviluppo.

Una strana analogia con la Grecia dove il Parlamento con una mano imponeva durissimi tagli, anche del 25%, agli stipendi pubblici e privati, e con l’altra evitava di toccare stipendi e pensioni dei parlamentari. Una bislacca comunanza: i paesi con il deficit più alto in Europa condividono gli stessi privilegi di casta. Se sostituiamo alla parola nobiltà il termine apparato politico burocratico, ecco che il passato riemerge come uno spettro per incatenare i vivi.

Così mentre in Gran Bretagna si discute di rivedere la tassazione sulle pensioni alte per preservare l’equità tra i cinquanta quarantenni di oggi che non hanno visto crescere il loro tenore di vita e le alte pensionati che invece
lo hanno migliorato, in Italia le rendite dorate non si toccano e la riforma cardine nella lotta contro la povertà, il reddito minimo garantito sul modello europeo, non è neanche all’orizzonte.
Senza evocare lontane rivoluzioni, che pure possono inattese deflagrare, ogni sistema di potere crolla quando i suoi adepti, nonostante le complicità diffuse, gli anticorpi disattivati, l’etica pubblica calpestata, smarriscono il senso della misura e credono, per dirla con il poeta, che il loro mondo dorato sia la vita e che essi conoscono la vita.


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