Le priorità: legge elettorale, conflitto di interessi e reddito di sostegno

La tempesta elettorale che si è abbattuta sull’Italia ha già prodotto alcuni risultati. L’elezione di due outsider alla terza e seconda carica dello Stato sono conseguenza diretta del nuovo clima originatosi dalle urne di febbraio.

Gli effetti dureranno ancora. Avremo prima un Presidente della Repubblica e poi un Presidente del Consiglio. E le caratteristiche delle due figure non potranno che essere di discontinuità rispetto al passato.

Nell’attesa che i segni si trasformino in realtà il Parlamento potrebbe essere messo in condizione di lavorare cominciando con l’insediamento delle commissioni permanenti.

Ci sono poi alcune proposte di legge contenute nel programma del centrosinistra da trasformare in provvedimenti legislativi.

Le cronache dei mesi scorsi, ma anche degli anni passati sono lastricate di buone intenzioni smentite dai fatti. Il Porcellum ha dato i suoi frutti avvelenati per la seconda volta, oggi è possibile abolirlo e ritornare alla legge elettorale uscita dai referendum popolari del 1993. Lo si vuole fare? Per la prima volta da tanti anni esiste una maggioranza per renderlo possibile.

Dalla discesa in campo del signore delle Tv in Italia si parla di conflitto di interessi. Nella legislatura 1996 -2001 il centrosinistra preferì dichiarare le cannoniere che ancora oggi sparano sul diritto e sui principi democratici, lasciando al Cavaliere le sue tre reti televisive, definite, allora, da massimo D’Alema “una risorsa per l’Italia”. Chissà, magari è arrivato il momento di approvare una vera legge sul conflitto di interessi.  

In Italia i costi della politica somigliano a quelli che Luigi XIV spendeva per la sua smisurata e famelica corte. Si dice che occorre ridurli, ma si fanno passi di tartaruga, mentre i privilegi hanno gambe di lepre. Anche la legge che dovrà abbassare i costi della politica ha i numeri per essere esitata.

L’economia si dibatte tra l’incudine di una povertà sempre più umiliante, diffusa e pericolosa, e il martello di un sistema economico che, a partire dalle piccole imprese, si sgretola mattone su mattone.

Reddito di sostegno o estensione dell’indennità di disoccupazione per quegli ultimi tanto citati e poco aiutati, pagamento dei crediti delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione e taglio di alcune tasse ingiuste, sono tra le misure di emergenza realizzabili.

Si traccerebbe così un perimetro e un percorso per cambiare i connotati al sistema politico italiano. Un Governo nato dopo questo bagno di democrazia e ritorno alle regole non potrebbe che far bene il suo lavoro, al di là, ovviamente, delle tecniche dilatorie proposte dal Presidente Napolitano, destinate solo a ritardare e non a risolvere i problemi.


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