Villa Sofia: “Nessun rischio per i pazienti”

“I pazienti ricoverati nei reparti dell’ospedale di Villa Sofia non corrono alcun rischio di contrarre infezioni riconducibili alla carenza dei percorsi di sterilizzazione: come del resto si evince dall’esito negativo delle attività di monitoraggio e sorveglianza regolarmente effettuate all’interno del presidio”. Lo dichiara l’Azienda ospedaliera “Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello”, in replica all’articolo pubblicato ieri da questo giornale dal titolo “Sterilizzazione carente, allarme a Villa Sofia” (questo il link per leggere l’articolo).

“Il documento riportato nell’articolo risale ai primi di febbraio – continua la direzione –
e fa parte di un carteggio tra la direzione di presidio e i vertici dell’Azienda su un crono-programma relativo a interventi e azioni finalizzate al potenziamento del processo di sterilizzazione, tutte in corso e alcune delle quali già portate a compimento”.

L’Azienda ha, infatti, “avviato sostanziali modifiche organizzative e strutturali relative ai percorsi di sterilizzazione – precisa la direzione – e proceduto all’acquisizione di nuove attrezzature e strumentario”.
“Si tratta di un iter – conclude l’Azienda – in pieno svolgimento; in nessun momento, comunque, si sono create le condizioni di rischio per i pazienti e in atto è garantita la sicurezza di tutti i percorsi chirurgici”.

NOTA A MARGINE

Giustissima la replica dei vertici di Villa Sofia al nostro articolo di ieri. Rassicurare i pazienti – che peraltro, anche tra dieci anni, in caso di malattie contratte a Villa Sofia, potrebbero rivalersi sulla stessa Azienda ospedaliera – è più che corretto. Osserviamo soltanto che la replica – ne siamo certi – non è diretta a noi, che ci siamo limitati solo a riportare una notizia, ma al professor La Fata, che è l’autore della lettera.
Se poi la lettera fa parte di un “carteggio tra direzione di presidio e i vertici dell’Azienda” a noi questo interessa poco o punto. Quello che sappiamo è che se le cose scritte dal professore La Fata dovessero rispondere al vero, il problema, oltre che sanitario, dovrebbe diventare oggetto d’interesse da parte della magistratura.  Non – ovviamente – della magistratura che sta dentro la giunta Lombardo, ma di quella che sta fuori.
g.a.

 


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