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Regionali, i sassolini nelle scarpe di Rosario Crocetta
«Liste? Ho fatto ciò che spettava a Orlando e Bianco»

Simone Olivelli

Politica – Il presidente uscente, che a meno di una vittoria del ricorso presentato a Messina rischia di rimanere fuori dalle elezioni del prossimo mese, a Catania parla degli ultimi giorni convulsi. Non menziona l'ipotesi sabotaggio, ma difende il proprio operato. «Il mio successore eredita diversi nastri da tagliare», dichiara

«Qua è tutto un sabotaggio». Queste le parole ironiche di Rosario Crocetta, pochi secondi dopo essere arrivato a Catania per presentare la lista Micari Presidente-Arcipelago Sicilia nel collegio etneo. La battuta è legata alle recenti disavventure che, cento chilometri più a nord, ha subito l'elenco di nomi che sarebbero dovuti essere candidati a Messina. Lista che, dopo l'esclusione decisa dall'ufficio elettorale per il ritardo nella presentazione dei documenti, ha il proprio destino attaccato a un filo. Quello del ricorso. Di quell'elenco, Crocetta faceva parte. Anzi, era l'unico - tra i nove presentati nei vari collegi - in cui era stato inserito. 

A fare pensare che di questi tempi siano più di una le cose a non ruotare per il verso giusto dalle parti del presidente regionale uscente è pure la difficoltà a trovare la sala dove dovrà tenere la conferenza. Con Crocetta che prima entra in un ristorante, poi nella hall dell'albergo e infine imbocca il piccolo viale che porta al secondo piano. È lì che il leader del Megafono si toglie più di un sassolino dalle scarpe. «Su 56 candidati della lista Micari Presidente 36 sono i nostri - dichiara-. Il Pd ne ha undici, di cui solo due di Orlando». Com'era prevedibile, il sindaco di Palermo entra in più di un'occasione nei suoi discorsi: «Lui e Bianco avrebbero dovuto occuparsi delle liste in Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale e invece poi è toccato a noi - sottolinea Crocetta -. Orlando ha messo in campo il nome di Micari per poi abbandonarlo subito dopo».

Chi invece viene risparmiato dalle critiche, inframezzate da battute ironiche e altre autoreferenziali - «già sin dal nome si capisce che sono votato al martirio» -, è proprio il rettore di Palermo, a cui Crocetta assicura il massimo impegno anche nel caso in cui il ricorso a Messina non dovesse essere accolto. «Sono un uomo di partito - aggiunge -. A marzo mi davano al 24 per cento senza alcun alleato e avrei potuto fare perdere la coalizione, ma una responsabilità del genere non me la sarei mai assunta». 

Il presidente si sofferma sui giorni precedenti alla chiusura delle liste. «Renzi mi ha prima chiesto di fare un passo indietro e ritirare il simbolo, e poi mi ha chiamato per dirmi di fare la lista del presidente. L'ho fatta. Sarei dovuto essere candidato a Palermo, Catania e Messina, ma qualcuno di cui non faccio il nome si è messo a fare come il pazzo», assicura, rifiutandosi di fare il nome «se no che piacere c'è per voi giornalisti se non indagate». A fronte di tali richieste giunte da Roma, ci sarebbe stata non la promessa di una candidatura alle Politiche quanto quella di entrare a fare parte della segreteria nazionale. «Mi piacerebbe tornare a fare politica di parte, perché, quando si è presidenti di tutti, bisogna anche fare azioni in nome dell'unità che non fanno parte della propria storia», commenta.

Sui motivi che hanno portato all'esclusione da Messina e alla mancata presentazione della lista Micari presidente a Siracusa, Crocetta non menziona l'ipotesi sabotaggio, ma parla di «giochi correntizi» che fino all'ultimo avrebbero comportato rallentamenti e cambiamenti, anticipando di fatto l'epilogo. «Se Davide Faraone ha avuto un ruolo? Uno che si chiama Faraone - glissa - non si può pensare non incida nelle cose». 

Crocetta parla poi dell'esigenza di non tornare indietro - «lascio al mio successore tanti nastri da tagliare (alludendo ai lavori pubblici da inaugurare, ndr) mentre i miei predecessori mi lasciarono soltanto disastri» - impedendo al centrodestra di tornare al governo. Con Musumeci che avrebbe trasformato il proprio motto diventerà bellissima in «diventerà vecchissima». A chiudere la conferenza è Giuseppe Caudo, uno dei fedelissimi del presidente e candidato nel collegio etneo, che fa un riferimento a quanto accaduto nei giorni scorsi. «C'è un candidato in Forza Italia che si chiama Riccardo Pellegrino e che ha detto di essere fiero dell'amico Carmelo Mazzei (figlio incensurato del boss Nuccio Mazzei, ndr). Voglio dire che io sono fiero di essere amico di Rosario Crocetta».