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Priolo, due rinviati a giudizio per abuso d'ufficio 
Impedirono referendum sul gettone di presenza

Marta Silvestre

Cronaca – Sono l'ex presidente del consiglio comunale e il vicesegretario comunale a dover sostenere un processo. Per gli altri sette indagati, ovvero i membri della commissione consiliare di vigilanza, invece dalla Gip è stato disposto il non luogo a procedere 

Sono stati rinviati a giudizio per abuso d’ufficio l’ex presidente del consiglio comunale di Priolo Gargallo, Orazio Valenti, e il vicesegretario comunale e responsabile del settore Affari generali, Mario Privitera. Sarebbero stati loro a impedire di promuovere un referendum per chiedere l’abbassamento del valore del gettone di presenza dei consiglieri comunali. Per gli altri sette dei nove indagati nell'inchiesta la Gip di Siracusa, Carmen Scapellato, ha invece disposto il non luogo a procedere. 

La vicenda inizia nel 2012, quando il comitato cittadino che chiedeva la consultazione per proporre la riduzione del gettone entro i limiti previsti dalla legge, raccoglie tutte le firme necessarie e «dopo aver presentato la richiesta di referendum all’ufficio protocollo, indirizzandola al sindaco, al presidente del consiglio comunale, ai consiglieri comunali e al prefetto di Siracusa - ricorda il coordinatore Angelo Musumeci -, il presidente del consiglio comunale avrebbe dovuto convocare una seduta e mettere il referendum all’ordine del giorno, ma i mesi passavano e non si muoveva nulla, finché non viene istituita la commissione di vigilanza che però non ha sentito la necessità di ascoltarci».

Nel maggio del 2016, Musumeci presenta un esposto alla procura della repubblica di Siracusa e partono le indagini. «Adesso sto valutando la possibilità di costituirmi parte civile - dice - perché non è giusto che un comitato cittadino che raccoglie tutte le firme, come previsto dal regolamento, poi si veda messo il bastone fra le ruote. Non deve più succedere una cosa del genere».  

In pratica, quella delibera avrebbe privato i cittadini dell’esercizio del loro diritto di voto e avrebbe, inoltre, permesso ai consiglieri - alcuni dei quali membri della stessa commissione di vigilanza - di continuare a percepire un gettone di presenza indebito, perché quantificato in misura superiore al limite normativamente previsto.