Vittoria, prigioniera in casa col figlio neonato Arrestato il compagno, vent’anni più anziano

Un anno e mezzo senza libertà. Reclusa in casa dal suo compagno, senza poter uscire. È il dramma vissuto a Vittoria da una giovane donna romena di 18 anni e da suo figlio, di soli sei mesi. L’uomo, Karim Frej, tunisino, vent’anni più anziano della compagna, è un bracciante agricolo. Nelle campagne di contrada Pozzo Bollente, due anni fa, aveva incontrato la ragazza, ancora minorenne, appena giunta in Italia dal nord-est della Romania con i genitori.

I due hanno intrapreso una relazione e dopo pochi mesi sono andati a convivere in una casa in centro a Vittoria. Il legame è presto diventato morboso e violento. Il piccolo appartamento al secondo piano del palazzo rimaneva isolato ogni mattina: quando l’uomo andava al lavoro, chiudeva con un grosso lucchetto dall’esterno la donna e il neonato. Alla giovane madre era stato sottratto il telefono e persino proibito di affacciarsi alla finestra. Il quadro di violenze domestiche psicologiche è stato crescente: dapprima la donna era stata costretta a lasciare il lavoro, poi le sono stati impediti quasi tutti i rapporti con l’esterno. Gli unici permessi erano gli incontri con la famiglia, che avvenivano sempre in presenza del compagno, il quale la minacciava di tacere sulla condizione di prigionia.

Una telefonata anonima, ricevuta dalla caserma dei carabinieri di Vittoria, ha svelato la drammatica condizione della donna. In seguito all’intervento dei militari, l’uomo è stato arrestato, la ragazza e il piccolo liberati. La giovane è stata accolta e aiutata dall’associazione antiviolenza Donne a sud che l’ha sostenuta nelle delicate operazioni che hanno portato alla denuncia. Karim Frej è stato arrestato e condotto alla casa circondariale di Ragusa. L’uomo è accusato di sequestro di persona, minacce aggravate, maltrattamenti e percosse.


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