Vittoria, le accuse al sindaco uscente del Pd Nicosia «Nelle elezioni 2006 e 2011 sostenuto dalla Stidda»

Giuseppe Nicosia lunedì non sarà più il sindaco di Vittoria, dopo dieci anni di governo cittadino. A pochi giorni dalla scadenza del suo secondo mandato è però stato raggiunto da un avviso di garanzia della Procura di Catania: su di lui si indaga per verificare se si è macchiato del reato di voto di scambio politico-mafioso.

Con lui è indagato anche il fratello Fabio, già consigliere provinciale a Ragusa e appena eletto consigliere comunale a Vittoria. I due sono inseparabili: nel decennio hanno sempre corso parallelamente nelle competizioni politiche, spalleggiandosi vicendevolmente. I Nicosia provengono dall’area popolare del centrosinistra: hanno prima fatto parte della Margherita, poi sono confluiti nel Partito Democratico; con Fabio che è stato anche candidato con il Megafono.

È stata iscritta nel registro dell’indagine anche Lisa Pisani, la candidata a sindaco sostenuta dai fratelli Nicosia e dal Pd a queste amministrative. Oltre ai tre esponenti politici, sono indagati Raffaele Giunta, già sorvegliato speciale; Maurizio Di Stefano, condannato in passato per reati di mafia e arrestato nel 2009 per tentato omicidio, sequestro di persona ed estorsione; e Raffaele Di Pietro, in passato coinvolto in operazioni antimafia che non avrebbero finora portato a condanne. 

I sei sono tutti indagati perché, nel periodo tra maggio e giugno, «Fabio e Giuseppe Nicosia e Lisa Pisani accettavano da Di Stefano, Di Pietro e Giunta la promessa di procurare voti con modalità tipiche dell’associazione mafiosa, in cambio dell’erogazione o della promessa di denaro o altre utilità, quali posti di lavoro». Secondo gli inquirenti, Giuseppe Nicosia «già nelle precedenti elezioni amministrative del 2006 e 2011 aveva ottenuto il sostegno elettorale della Stidda, clan Dominante, tramite Maurizio Di Stefano, Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta».

Le indagini prendono spunto dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Biagio Gravina e Rosario Avila. Entrambi «hanno riferito dell’appoggio fornito dal clan Dominante-Carbonaro sia all’attuale sindaco Giuseppe Nicosia nella corsa alle precedenti elezioni amministrative (2006 e 2011), sia al fratello, Fabio, in occasione delle elezioni regionali del 2012». In quell’occasione, Fabio Nicosia si candidò nella lista Megafono, a sostegno di Rosario Crocetta, poi divenuto presidente, raccogliendo oltre tremila voti nel collegio ragusano.

Nel dettaglio, Gravina racconta la lunga vicenda che riguarda l’Amiu, la ditta municipalizzata di raccolta rifiuti. Il pentito ricorda che «quando si recò dal sindaco per ottenere un posto di lavoro, fu introdotto nell’ufficio da Raffaele Di Pietro, che favorì la latitanza di Gino Di Stefano, già reggente del clan Dominante». Secondo la sua ricostruzione, «la possibilità di lavorare all’Amiu, in un primo momento negata dal sindaco, gli era stata data dal fratello Fabio a seguito del sostegno elettorale fornito durante le comunali».

Inoltre Gravina si accreditava presso il sindaco e il fratello come intermediario, per la risoluzioni di conflitti. Quando i «ragazzi di San Giovanni» (quartiere popolare di Vittoria) minacciarono il sindaco per ottenere dei posti al Comune, Gravina «riusciva a trovare un accordo, per fare cessare le ritorsioni». Gli inquirenti sottolineano che i Nicosia «furono soddisfatti e si congratulavano personalmente per la mediazione», aggiungendo che per problemi simili si sarebbero rivolti a lui e non più a Paolo Cannizzo, detto u niuru, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan Dominante. Lavorando nella discarica dell’Amiu, Gravina aveva sentito un tale Di Martino che «lamentava che Di Pietro aveva ricevuto 10mila euro per l’appoggio elettorale fornito a Fabio Nicosia».

Le deposizioni di Avila invece ripercorrono una vicenda nota in città: l’assunzione di Maurizio Di Stefano e Raffaele Di Pietro come guardaspalle da parte del sindaco Nicosia all’inizio del suo primo mandato. Secondo Avila, il futuro sindaco del 2006, in campagna elettorale «prendeva contatti con il clan Dominante nelle persone di Giunta, Di Stefano Maurizio e Salvatore, Di Pietro […] e, per ricambiare il sostegno ricevuto durante le elezioni, assumeva Raffaele Di Pietro e Maurizio Di Stefano». L’avvenimento aveva destato scalpore e i due venivano licenziati da Nicosia. Racconta Avila che «tale licenziamento portava a delle ritorsioni ai danni del sindaco e dell’assessore Avola».

Alle affermazioni sono seguiti gli accertamenti, da parte delle forze dell’ordine, che si concentrano su Fabio Nicosia, sicuramente consigliere – a meno di clamorosi eventi – perché primo della lista Nuove Idee. Nello stesso schieramento è stato candidato anche Raffaele Giunta, «indicato da Avila e Gravina quale veicolatore dei voti della Stidda ai fratelli Nicosia». Giunta, si legge nell’ordinanza, è stato anche indicato dal boss Bruno Carbonaro, durante una sua deposizione, come «soggetto che aveva reperito armi per il clan».

Gli investigatori hanno poi documentato alcuni incontri sospetti avvenuti nell’ultima campagna elettorale. Il 5 giugno, nella sede del comitato del candidato sindaco Pisani si incontravano Fabio Nicosia e Raffaele Di Pietro, insieme a «diversi cittadini di origine rumena che immediatamente dopo il ritrovo si sono recati alle urne», come riportato da appostamenti delle forze dell’ordine.

Sui rifiuti si sarebbero giocati pacchetti di voti ancora più consistenti: «I fratelli Nicosia avrebbero assunto numerosi soggetti presso l’Amiu per tener fede alla promessa fatta durante le elezioni amministrative», sottolineano gli inquirenti. Oggi l’Amiu non è più attiva, ma del servizio si occupa la Tekra, una ditta privata, con sede ad Angri in provincia di Salerno. I dipendenti sono rimasti uguali. Secondo le carte della Procura, «i dipendenti Tekra rappresentano un importante bacino elettorale storicamente controllato dai fratelli Nicosia». La cena elettorale, organizzata il 18 marzo a cui erano presenti Di Pietro e i Nicosia, e la riunione del 28 aprile, tenuta nella storica sede del comitato elettorale dei due fratelli, a cui ha preso parte anche Lisa Pisani, sono gli elementi presentati a sostegno della tesi.

Il sindaco uscente ieri ha risposto alle accuse, definendole «fantasiose, infamanti e prive di fondamento». «Assieme agli uffici che hanno collaborato con me – ha affermato – sono stato in questi dieci anni un argine di legalità, e ho rappresentato l’ente in ogni sede, penale e civile, contro i clan della città».


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