‘Victor, i bambini al potere’

Con la traduzione e l’adattamento di Mario Missiroli

Autore: Roger Vitrac
Attori:  Paolo Bonacelli ( Victor )
            Valeria Ciangottini ( Esther )
            Armando De Ceccon  ( Charles, padre di Victor )
            Isella Orchis ( Emilie, madre di Victor )
            Paolo Meloni ( Antoine, padre di Esther )
            Valentina Bardi ( Therese, madre di Esther )
            Chiara Cavalieri ( Lili, la tata )
            Chiara Claudi ( M.me Ida  Montemart )
Scene: Lorenzo Ghiglia
Costumi: Elena Mannini
Luci: Gianni Trabalzini
Musiche: Benedetto Ghiglia

Come può un bambino a nove anni essere alto un metro e novanta? Parliamo di Victor, figura centrale di questa commedia surrealista, magistralmente interpretato da Paolo Bonacelli.
Scritta da Roger Vitrac, esponente di quel cosiddetto “teatro della crudeltà” che si sviluppò negli anni tra le due guerre, fu messa in scena per la prima volta da Antonin Artaud nel 1928.

La commedia, tradotta e riadattata da Mario Missiroli, intende mettere a nudo i vizi e le ipocrisie di una società ormai sull’orlo della decadenza. E Victor, la cui  assurda statura ne sottolinea la precocità, smaschera le tacite tresche tra i suoi genitori e quelli di Esther (la seienne “sorellastra per adulterio”). E lo fa in maniera sottile ma crudele e pungente allo stesso tempo.

Emblematici gli ambienti in cui si svolge la vicenda: una sala da pranzo, un salotto e infine una camera da letto dove, quello che si scopre alla fine essere un dramma dell’assurdo, si conclude. La posizione infatti palesemente “decadente” di sedie, tavoli e poltrone e il fragoroso, continuo schiantarsi in terra di piatti e bicchieri, sottolineano il rovinoso precipitare di una borghesia ormai stanca di se stessa.

Persino l’interpretazioni degli altri personaggi, certamente secondari rispetto al ruolo di Victor, rivestono una funzione metaforica. E’ come se volessero a tutti i costi proteggere con i loro scatti d’ira e la loro esasperazione un finto perbenismo anziché svelarne lo squallore. Tra questi risalta la figura della misteriosa e ricchissima M.me Ida Montemart (bella e disgustosamente incontinente), simbolo della fine di un mondo schiacciato tra le stragi della prima guerra mondiale e il vicino avvento del nazismo.

Di un’esuberante eleganza e sfarzosità sono i costumi degli attori che interpretano il ruolo di “adulti”; addirittura abbagliante la sorta di mantello di M.me Ida Montemart. Ma a stravolgere ancora una volta, anche per quanto riguarda i costumi, è Victor, con i suoi buffi calzoni corti e la sua lunga e accollata sottana da notte,  quando fa la sua triste  e conclusiva comparsa in scena, presagio di un’imminente tragedia.

Fedele alla sua natura di paradossalità narrativa, lo spettacolo raggiunge i suoi obiettivi nel momento in cui disorienta lo spettatore con una perfetta sintesi tra il comico, il drammatico e l’“assurdo”, elaborata all’interno di una vicenda di forte critica sia alle regole della società (di ieri e di oggi) che a quelle dello stesso teatro.

Due i fattori penalizzanti della rappresentazione: il cambio di scena, inaspettato e rumoroso dopo soltanto la prima mezz’ora di spettacolo e l’acustica dell’Ambasciatori con evidenza poco adatta alla natura e alle necessità di una rappresentazione teatrale.


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