Verga, il caos dei manoscritti senza inventario Novant’anni di sentenze, eredità e aste bloccate

Giovanni Verga, massimo esponente del Verismo, aveva anche un’interesse per il cinema. Tanto da aver realizzato, ai primi del ‘900, una riduzione cinematografica di Cavalleria Rusticana. Della sceneggiatura esiste un manoscritto autografo: un documento di eccezionale interesse scientifico, che insieme ad un corpus di 300 lettere inedite indirizzate alla madre Caterina, ai fratelli Pietro e Mario e al nipote Giovannino, doveva essere messo all’asta ieri, 5 dicembre, a Parigi nella sede della casa d’aste Christie’s partendo da una base di circa 400mila euro. Solo che domenica 4 dicembre, a 24 ore dalla vendita, l’asta è stata bloccata.

La decisione è stata presa dopo l’intervento del ministero dei Beni culturali e del nucleo Tutela del patrimonio dei carabinieri. La magistratura ha aperto una inchiesta per accertare la provenienza delle lettere, giunte alla casa d’aste da un collezionista privato (e anonimo) che le avrebbe acquistate da un nipote del grande scrittore. Non è la prima volta che un’asta delle opere inedite di Giovanni Verga viene bloccata, e l’ultimo clamoroso episodio risale al 2013. L’asta era in programma sempre da Christie’s, con 36 manoscritti appartenenti al cosiddetto fondo Perrone e dal valore stimato di 4 milioni di euro. I manoscritti furono sequestrati a Roma a una erede 76enne di Lina e Vito Perrone, due studiosi di Barcellona Pozzo di Gotto che nel 1928 avevano ricevuto in prestito da Giovanni Verga Patriarca, figlio del padre del Verismo, una incredibile mole di documenti per realizzare una opera omnia, senza mai restituirli agli eredi. Il collegamento tra i due episodi, ovvero l’eventuale appartenenza allo stesso fondo Perrone, resta comunque una ipotesi.

Il caso, a poche ore dalla notizia dell’interruzione dell’asta, è stato commentato tra i primi dal sindaco di Catania Enzo Bianco. «Ringrazio il ministro Dario Franceschini per la sensibilità e la tempestività dimostrate nel bloccare la vendita di lettere e manoscritti di Giovanni Verga», ha dichiarato il primo cittadino sulla vicenda tramite una nota inviata alla stampa, che non entra però nel merito della contesa di attribuzione sollevata dal Ministero. Risposte che al momento nemmeno la professoressa Gabriella Alfieri, presidente della Fondazione Verga, e massima esperta sul fondo verghiano, riesce a dare. «Non sono in grado di dire nulla sul tema, la vicenda è molto complessa ed è difficile dire qualcosa a riguardo», commenta la studiosa a MeridioNews. «Non sono al corrente di quanto successo nel dettaglio, ma la vicenda dovrebbe essere collegata a quanto accaduto nel 2013 nel caso analogo», ipotizza invece l’assessore alla Bellezza condivisa del Comune di Catania Orazio Licandro.

Nel 2013 il blocco dell’asta era dovuto a un episodio del 1978. In quell’anno gli eredi di Verga cedettero alla Regione siciliana, per un importo di 85 milioni di lire, tutto il corpus di materiale del grande scrittore, compreso quello non inventariato, ovvero il cosiddetto fondo verghiano. Vi sono compresi in pratica tutti i documenti per i qual non si possa dimostrare una compravendita avvenuta prima del 1978 direttamente dagli eredi. 

«Dalla vendita alla Regione del 1978, grazie anche a una sentenza del 1975 che attribuiva la proprietà agli eredi anche delle lettere e dei manoscritti non inventariati, tutto il materiale venduto relativo a Verga è oggetto di dubbi sulla legittima proprietà», conferma la studiosa Milena Giuffrida, dottoranda di ricerca al dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania, impegnata a studiare la corrispondenza tra Capuana e Verga. Il grosso del fondo verghiano è ora conservato nei locali della Biblioteca regionale universitaria di Catania, e la sceneggiatura di Cavalleria rusticana per il cinema e le 300 lettere potrebbero arricchirlo una volta chiarita l’origine.

A complicare la già intricata trama, c’è però anche una transazione andata a buon fine: nel 2008, la Regione siciliana recuperò un altro piccolo corpus di materiale autografo dello scrittore, partecipando a un’asta da Christie’s. La fonte del materiale, in quel caso, non era il fondo Perrone. «Ma nella confusione del fondo verghiano, solo un’indagine accurata potrà dire quale sia l’origine di queste ultimi manoscritti», conclude la studiosa Milena Giuffrida.


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