Università, il rettore al fianco dei docenti in protesta E sui Cobas e la polemica con Ersu: «Sbagliano»

«Da professore, la nostra è l’unica categoria del pubblico che con il blocco degli scatti avvenuto anni fa non ha poi recuperato questi scatti e quei quattro anni di anzianità è come se fossero scomparsi. Le altre categorie, come la magistratura, ad esempio, hanno poi recuperato questi scatti. La protesta, e lo dico da docente, è giusta e legittima e da quanto ho letto non viene neanche richiesto il recupero degli arretrati ma il riconoscimento di questi scatti». Così il rettore Fabrizio Micari, ha commentato a margine della presentazione delle novità accademiche, la protesta dei docenti universitari contro il blocco degli stipendi, protesta partita da Palermo.

«Ciò premesso – ha proseguito il rettore – è chiaro che una protesta che può incidere in qualche modo sugli studenti crea sempre delle difficoltà e da questo punto di vista faremo di tutto per evitare delle ripercussioni. Come università di Palermo abbiamo un piccolo vantaggio: nella sessione di settembre è previsto un solo appello, per cui la presenza di questo appello non può essere negata. Comunque vigileremo, e se saranno necessari degli appelli straordinari staremo particolarmente attenti, e per i ragazzi in prossimità della laurea staremo attenti ad evitare qualunque tipo di disservizio».

Poi, c’è posto anche per un commento alle accuse del sindacato Cobas sul ridimensionamento dei servizi Ersu e sul ritardato versamento per il funzionamento e l’erogazione delle borse di studio: «I Cobas hanno sbagliato, partono dal presupposto che i famosi 140 euro a studente li introitiamo tutti quanti a ottobre, ma non è vero. Gli studenti si iscrivono a partire da settembre, addirittura quest’anno dal primo agosto, ma possono iscriversi fino al 30 aprile, per cui questo gettito non è che arriva tutto a settembre ottobre e noi ci teniamo i soldi conservati ma arriva diluito nel tempo».

«Oltretutto, da quando ci sono io – ha aggiunto Micari – abbiamo iniziato a dare soldi anticipatamente all’Ersu, perché prima i soldi venivano dati fra marzo e giugno, con me abbiamo cominciato a dare soldi a dicembre, un milione nel 2015 e un milione e mezzo nel 2016, e poi abbiamo saldato tutto entro giugno. Anzi abbiamo fatto lo sforzo di anticipare le somme venendo incontro alle esigenze del presidente dell’Ersu, onestamente i Cobas hanno sbagliato».


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