Unict, il Ministero ricorre al Tar «Lo Statuto è illegittimo, va sospeso»

Il Miur ricorre al Tar contro l’Università di Catania. Il motivo, neanche a dirlo, è il nuovo Statuto d’Ateneo, fresco di entrata in vigore lo scorso 15 dicembre. Le motivazioni? Secondo il Ministero, la stessa carta staturia, i decreti rettorali che ne sanciscono l’emanazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e persino la delibera del 21 luglio con cui ne è stato adottato il testo sono «palesemente illegittimi e meritano di essere sospesi». «L’Università di Catania – come si legge nel testo del documento – ha ritenuto di procedere alla pubblicazione del nuovo statuto in Guri (Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, ndr) senza dare alcuna prova del superamento dei rilievi di legittimità e di merito avanzati dal Ministero».

Eppure c’era da aspettarselo. Poco più di due mesi fa, il 24 novembre, il Miur aveva inviato all’università di Catania una nota, a firma del direttore generale dell’università Daniele Livon, in cui veniva fatta all’amministrazione centrale esplicita richiesta di revisione più o meno parziale di 18 dei 43 articoli dello Statuto. Secondo il Ministero, quelle norme sono contrastanti con la legge 240/2010, la cosiddetta legge Gelmini. Ma tali rilievi non sono stati riconosciuti come ufficiali dal rettore Antonino Recca, che ha dato il via in tutta fretta all’emanazione – approvata con delibere di Consiglio d’amministrazione e Senato accademico il 28 novembre – della nuova carta, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 30 dello stesso mese ed entrata in vigore dopo 15 giorni.

Il Rettore, forte di un parere legale chiesto ad «illustri giuristi, tra cui il prof. Felice Giuffrè» non aveva ritenuto legittima la nota ministeriale perché, a suo dire, pervenuta «oltre la scadenza del termine di 120 giorni» dalla ricezione della bozza dall’ufficio competente. Il documento, inoltre, a detta di Recca, non aveva validità legale in quanto non inviato direttamente dal Ministro, ai sensi della legge 168/1989, ma dal Miur. La nota di Livon, quindi, avrebbe avuto solo il valore di una serie di «considerazioni e suggerimenti» da non tenere in conto. «Accertata l’assenza di validi rilievi del Ministro» – si legge nella delibera del Senato accademico del 28 novembre – la mancata tempestiva emanazione dello Statuto contribuirebbe a «determinare una lesione dell’autonomia dell’Ateneo», considerando inoltre che la procedura adottata dal Ministero «risulta particolarmente rischiosa e passibile di eventuali ricorsi».

Il 19 gennaio, però, arriva la stangata in carta bollata. Il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, in persona del ministro Francesco Profumo, fa ricorso contro l’Ateneo catanese appellandosi, tra le altre cose, proprio ai due elementi su cui il Rettore si era fatto forte. Il Miur smentisce in maniera documentata l’arrivo a Catania della lettera di Livon oltre il termine di 120 giorni previsto dalla legge Gelmini, in quanto l’ufficio competente ha preso in carico la bozza dello Statuto il 27 luglio. Inoltre, il cavillo per cui la nota a firma del direttore Livon non avrebbe validità è superato dall’articolo 2 della legge 240/2011, in quanto «compete al Ministero, e non al ministro, esercitare il potere di controllo sullo statuto dell’università». «Il Ministero – continua il testo del ricorso – ritiene non solo di avere legittimamente esercitato il controllo di cui all’art. 6 della legge n. 168/1989, ma anche di aver rispettato il termine dei 120 giorni previsto dalla legge di riforma del sistema universitario». Queste obiezioni non dovrebbero essere nuove al Magnifico: infatti, rilievi pressoché indentici erano stati posti alla sua attenzione già a novembre dal Coordinamento unico d’Ateneo.

Sulla legittimità e sul potere vincolante della nota inviata dal Miur e sui suoi stessi contenuti, il testo del ricorso fa notare come «essa contiene richieste precise e motivate che non possono essere confuse per meri inviti alla riflessione o per semplici indicazioni delle queli eventualmente tenere conto» ammonisce il Ministero. Precisando inoltre che i rilievi effettuati sono frutto «del preciso recepimento di quanto deliberato da un organo collegiale: il tavolo tecnico istituito con DM del 21/06/2011», appositamente creato per effettuare l’analisi degli statuti adottati dagli atenei. «Così operando – conclude il documento – l’Ateneo ha sostanzialmente eluso il potere di controllo che il ministero ha legittimamente inteso esercitare nei suoi confronti e violato le prescrizioni della nota del 24 novembre».

Entro febbraio si dovrebbe avere una risoluzione della controversia e fino ad allora le dichiarazioni ufficiali da palazzo Centrale – com’è prassi in casi del genere – sono sospese. Il rettore Antonino Recca, tramite un comunicato stampa diffuso ieri, si è dichiarato «particolarmente sorpreso per la richiesta di sospensiva, che presupporrebbe un danno grave ed irreparabile per il ricorrente», a suo parere inesistente, e attende «con fiducia le decisioni che prenderà il Tar». Al Magnifico preme anche ricordare che «dalla eventuale interruzione del processo di attuazione della riforma già avviato, l’unico reale danno irreparabile potrebbe derivare all’Ateneo, e in particolare ai suoi studenti».

Oltre al danno, la beffa?


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