Una soluzione per i lavoratori Arta sospesi a marzo Croce: «Funzione Pubblica può attivarsi per conciliazione»

Una storia assai intrecciata quella dei 35 lavoratori dell’assessorato al Territorio e Ambiente, sospesi lo scorso marzo dopo 15 mesi di lavoro non pagato, con decreto del dirigente Maurizio Perillo. Ma adesso la situazione potrebbe avere dei risvolti positivi a partire dalla possibilità di partecipare al bando che a breve l’assessorato pubblicherà, per l’istituzione di una commissione Via-vas e che prevede la selezione di 30 figure, dieci interne al dipartimento e 20 esterne. 

«Questi lavoratori – dice a MeridioNews l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Maurizio Croce – hanno un articolo della finanziaria che li riguarda, il 12, sulla possibilità di riconciliare, attraverso la funzione pubblica. Articolo che non è stato impugnato e per questo adesso è una legge a tutti gli effetti e quindi la funzione pubblica può già operare per poter riconciliare». E questa potrebbe essere una buona notizia non solo per il lavoratori ma anche per il progetto europeo Spin4Life, portato avanti da 12 di questi 35 lavoratori Arta, e ultimamente passato sotto ai raggi x della commissione europea – direzione generale ambiente, che non sembra affatto soddisfatta di come stiano andando le cose fin ora. 

Ma facciamo un passo indietro. I lavoratori, adesso sospesi, sono entrati con concorso a evidenza pubblica in tre diversi momenti, un gruppo nel 2003, uno del 2005 e l’ultimo, di 12 lavoratori, nel 2006. Questi ultimi facevano parte dell’area 4 Politica e programmi comunitari, con il progetto piani di gestione rete natura 2000 oltre a lavorare, come detto, al progetto europeo Spin4life. Gli altri invece erano interni al servizio Via-Vas della regione.

I 35 dell’Arta hanno continuato a lavorare, con contratti prorogati di anno in anno, finché nel dicembre del 2012 il commissario dello Stato ha impugnato la proroga, bloccando tutto, perché la nuova legge nazionale prevedeva la proroga solo dei contratti subordinati. Da qui il ricorso dei lavoratori che hanno dimostrato che per tutti quegli anni avevano svolto lavoro in subordinazione, si arriva così alla conciliazione che riconosce ai lavoratori il diritto alla proroga. Il 20 settembre del 2013 la conciliazione viene firmata ma è qui che si blocca di nuovo tutto. L’allora dirigente del dipartimento Ambiente, Gaetano Gullo, infatti non firma i contratti in attesa dell’approvazione della finanziaria che sarebbe avvenuta nel gennaio del 2014. Si crea così un vuoto di circa tre mesi, in cui nonostante la conciliazione, i lavoratori non vengono contrattualizzati e quindi non vengono inseriti in finanziaria. Gullo firmerà solo il 6 febbraio e dunque per la Funzione Pubblica non può esserci proroga perché di fatto non vi era alcun contratto. 

Il resto della storia è noto, per circa 15 mesi i 35 lavoratori non prendono stipendio. Si crea una situazione di stallo, su cui interviene anche Leoluca Orlando in quanto presidente regionale dell’Ance, dichiarando che «con la sospensione del personale le pratiche negli uffici si accumulano lasciando in sospeso procedure di interventi importantissime per il territorio, quali le valutazioni di impatto ambientale (Via) e le valutazioni ambientali strategiche. Bisogna, infine, tenere presente – aveva aggiunto – che si tratta di lavoratori altamente specializzati, con dottorati, master e corsi di specializzazione, che non potrebbero facilmente ricollocarsi nel mondo lavorativo a causa della grave crisi economica attuale».

La situazione paradossale va avanti sino ad arrivare allo scorso marzo, quando Maurizio Pirillo, neo dirigente, li sospende dopo aver riscontrato una serie di circostanze poco chiare. Per oltre un anno infatti i 30 lavoratori avevano ricevuto la busta paga ma non lo stipendio. Restando scoperti persino sul fronte dei versamenti previdenziali, assicurativi e contributivi a Inail e Inps. Poco dopo arriveranno anche le lettere di licenziamento. L’unica speranza per loro era la finanziaria che poco dopo sarebbe stata approvata, e l’articolo 12 citato da Croce che autorizzava la Funzione pubblica alla conciliazione, articolo diventato legge a tutti gli effetti.

La stessa dirigente generale della Funzione Pubblica, Luciana Giammanco, con nota del 24 aprile 2015, scriveva al dirigente Pirillo che «sarà cura dello scrivente dipartimento attivare le procedure di cui al DDL 912 (che comprende l’art 12 della finanziaria, ndr) quando lo stesso diventerà legge. Solo all’atto dell’entrata in vigore della legge potrà, infatti, opportunamente, essere approfondita la questione relativa alle procedure di conciliazione», auspicando all’atto dell’entrata in vigore della legge, l’attivazione di un tavolo con il dipartimento Ambiente, la Ragioneria Generale e con l’Ufficio Legislativo e Legale». Ciò vuol dire quindi che la Funzione Pubblica adesso può attivare le procedure. E questa potrebbe essere una buona notizia anche per il progetto europeo Spin4Life, progetto importante per la regione Sicilia ma che, stando all’ultima relazione della Commissione Europea dello scorso 4 maggio, fatta a seguito della visita di monitoraggio del 4 e 5 marzo 2015 presso il Dipartimento Ambiente, rischia di essere bloccato con tutte le conseguenze del caso e quindi «non solo la perdita del contributo LIFE ma anche problemi rispetto alla programmazione sui fondi strutturali e il PSR nonché relativamente ai fondi EMFF. Il che significa in sostanza rinunciare a sviluppare un programma di gestione della rete Natura 2000 ed è logico pensare che questo possa influenzare negativamente l’approvazione di progetti ricadenti nei programmi citati».

A scrivere la relazione inviata all’architetto della Regione siciliana Giovanni Salemi e per conoscenza alla dottoressa Francesca Grosso, è Angelo Salsi della Commissione Europea. Nel documento si legge: «Devo rimarcare una grave carenza nell’invio dei nuovo rapporto iniziale: a distanza di un mese non è stata ancora inviata la copia cartacea del rapporto e degli allegati come riferito dal dottor Panzica la Manna durante I’incontro a Bruxelles dei progetti PAF lo scorso 24 marzo. La presente valutazione si riferisce pertanto ai documenti anticipati via email in data 25 marzo 2015. La qualità del rapporto è stata valutata insoddisfacente».

Poi Salsi fa riferimento alla situazione creata dalla regione relativamente ai 12 lavoratori Arta (poi sospesi, ndr) che lavoravano nel progetto: «Le confermo l’impressione negativa sul progetto già espressa durante le discussioni: allo stato attuale il progetto non è in grado né di rispettare il cronoprogramma descritto nel progetto approvato, né tanto meno di raggiungere gli obiettivi previsti. La situazione che appare più preoccupante è quella dei tecnici precari che dovrebbero lavorare al progetto come previsto nella proposta approvata. La discussione avuta ha evidenziato uno stato di dubbia legalità della posizione lavorativa di questi tecnici. Innanzitutto hanno lavorato al progetto non percependo lo stipendio. L’amministrazione non ha pagato né i contributi né ha adempiuto alla loro copertura assicurativa. Le ricordo che tale situazione è una delle cause che può portare la Commissione alla chiusura anticipata del progetto. Inoltre, se corrisponde a verità quanto riportato da tale notizia, cioe che i tecnici ora non lavorano più al progetto, tale assenza comporta un blocco totale delle azioni in capo alla Regione».

Questo, insieme ad altri elementi evidenziati da Bruxelles avevano portato Salvi alla conclusione: «Come concordato con il nuovo dirigente generale, si concedono due mesi di tempo dal ricevimento della presente lettera per risolvere tutti i problemi che impediscono al progetto di procedere. Se a quella data i problemi elencati nella lettera non saranno stati definitivamente risolti, la Commissione proseguirà Ia procedura di risoluzione della convenzione di sovvenzione». 

Era il mese di maggio, quello che si sa è che il progetto Spin4life, nonostante le condizioni evidenziate è andato avanti, e che i lavoratori Arta secondo l’Europa fondamentali per il progetto, sono stati sospesi da Pirillo, e sostituiti con tre dipendenti regionali, distaccati al Parco delle Madonie, che tre giorni su cinque lavorerebbero per Spin4life, ma con competenze che nulla hanno a che vedere con quelle specifiche dei lavoratori Arta mandati via. E che adesso invece potrebbero invece essere reinseriti a seguito di conciliazione


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