Un “saltarello” nel tempo

Ci sono strumenti che solo a sentirne pronunciare il nome – liuto, arpa, viella, flauto, symphonia – ti fanno venire in mente il calore delle fiamme delle candele accese e il chiasso delle feste medievali, quel chiacchiericcio interrotto solo nel momento in cui le voci dei cantastorie si alzano.
Questa l’atmosfera del sesto concerto organizzato dall’Associazione Musicale Etnea, che ha visto l’esibizione di un ensemble tutto al femminile: La Reverdie,

E così bastano i movimenti teatrali, basta ascoltare il suono di questi strumenti e di quelle voci, capaci di coordinarsi nella polifonia in maniera armonica e del tutto naturale, per avere la netta sensazione che il tempo abbia iniziato a scorrere al contrario, catapultando gli spettatori in un universo parallelo, senza il bisogno dell’armadio magico delle Cronache di Narnia, ma soltanto grazie alla presenza di quattro musiciste estremamente innovative che riprendono la tradizione medievale, dalla musica sacra a quella popolare.
 
Una costante ricerca musicale dai tratti filologici è infatti la caratteristica de La Reverdie, che ha all’attivo 15 album ed è vincitore di numerosi premi. Inoltre, può vantare collaborazioni – in progetti speciali – con Franco Battiato, Moni Ovadia, Carlos Nunez e il Teatro del Vento. Al gruppo, fondato nel 1986 da due coppie di sorelle, si è aggiunto nel ’93 il californiano Doron David Sherwin, presente al concerto solo come autore di uno dei pezzi eseguiti. Altri originali di Elisabetta de Mircovich – una delle quattro musiciste – hanno accompagnato brani che affrontano sia temi amorosi come il “Lamento di Tristano e Rotta”, sia religiosi di Oswald von Wolkenstein, fino alle “Visiones” con Rosa Fragrans, uniti ad altre opere di autori anonimi italiani e inglesi dei secoli xiv-xv. Testi intrisi di magia, religione, femminilità e amore enfatizzati dal virtuosismo vocale del gruppo e dalla splendida acustica della sala del Palazzo Biscari che ha ospitato lo spettacolo.
 
Un concerto in un mondo “altro, pieno di quelle forme e simboli che dal medioevo sono stati in grado di propagarsi, modificarsi, superando barriere geografiche ed ideologiche, in grado di conquistare il pubblico, che con lunghi applausi ha richiamato le quattro musiciste sul palco per ben tre volte.


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