Un pomeriggio d’estate al chiosco con due ladri «A sti turisti ci misi a machina suttasupra… nenti»

L’aria è torrida, l’asfalto sotto i piedi di più. Cammino per San Cristoforo alla ricerca disperata di un angolo d’ombra, quando tra i muri fatiscenti e le auto parcheggiate sui marciapiedi compare un’oasi fatta di tre alberi, un casotto, cinque tavolini: quale antidoto migliore all’arsura di un seltz limone e sale? Sedute ci sono altre quattro persone che come me sembrano non avere nell’estate la stagione preferita. Manca soltanto il banconista.

«Ora mi ni vaiu a fari na doccia, staiu murennu». A parlare è un uomo sui 30 anni appena arrivato: maglietta di colore rosso e nero, bermuda azzurri, scarpe grigie un po’ tamarre. Ma soprattutto una faccia stanca. Come dargli torto, la temperatura è improba e lavorare diventa un’impresa. E infatti, come se mi avesse letto nella mente, lui me ne dà conferma: «Di stamatina sugnu ca bicicletta, non c’a fazzu cchiù». Con la bicicletta? Un pony express, penso. Forse un addetto a un servizio di bike sharing. La mia mente inizia a mettere in fila tutti i tipi di lavoro che possono essere fatti su due ruote in una città strapiena di auto, quando ancora una volta è lui a venirmi incontro: fa il ladro. «‘Mbare, tu giuru, non c’era nenti, ci misi a machina sutta supra, nenti», dice a un ragazzo seduto al tavolo.

I due iniziano allora a confrontarsi sulla fruttuosità del periodo e delle relative difficoltà. Come due agricoltori che ragionano sul raccolto che sarà, elencano pro e contro. In tal senso, i turisti pare siano gli obiettivi più ricercati, specialmente se non italiani. «I straneri pottunu i soddi, sti bastaddi», dice all’altro che a sua volta gli chiede come sia andata la giornata. «Non è facili», risponde il ladro stanco. I motivi sono presto spiegati: forse perché messi in allerta dalle notizie di cronaca, forse per una prudenza acquisita sul campo, pare che prima di scendere dalle auto gli stranieri non lascino più facilmente oggetti appetibili a vista. Anche se la perseveranza paga sempre. «Tu a ciccari bonu, na vota 50 euru erunu ‘intra a scatola de fresh and clean», racconta il ladro riposato. E a un anziano che ha assistito con interesse all’intero confronto, suggerendo di puntare «ai gioielli», risponde: «A quali… i soddi a ciccari». 

Il discorso va avanti e del banconista nessuna traccia. Nel frattempo il caldo sembra essersi attenuato o perlomeno la mia esigenza di bere è diminuita. Così torno verso la macchina, sperando di trovarla così come l’avevo lasciata


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