Un necrologio per il padre di Messina Denaro Si rinnova consuetudine che si ripete da anni

Anche quest’anno nello spazio dedicato ai necrologi del Giornale di Sicilia campeggia il ricordo dei familiari in memoria di Francesco Messina Denaro, padre di Matteo, il numero uno indiscusso di Cosa nostra, latitante da oltre 25 anni. Un rituale che si ripete da diversi anni, il 30 novembre, data in cui don Ciccio, capo del mandamento di Castelvetrano, è morto stroncato nelle campagne del Trapanese durante la latitanza durata otto anni. Il necrologio per l’anniversario, sempre lo stesso dal 2014, reca solo la date della morte, avvenuta nel 1998 e la dicitura, sotto al nome in basso a destra «I tuoi cari».

Una data da ricordare quella di quel 30 novembre del ’98, quando con la dipartita del capofamiglia, Matteo Messina Denaro, già considerato un super latitante, prese definitivamente le redini del mandamento. Francesco si rese latitante dopo una condanna a dieci anni. È stato indicato dai collaboratori di giustizia Angelo Siino e Vincenzo Sinacori come il mandante dell’omicidio del giornalista Mauro Rostagno, il processo, tuttavia, è ancora in corso. 

Un legame lungo e controverso quello tra la stampa e i necrologi di mafia. Il caso più eclatante, finito persino tra le carte di un processo, è quello legato alla mancata pubblicazione del necrologio del commissario della squadra mobile di Palermo, Beppe Montana, ucciso dalla mafia nel 1985. Allora il quotidiano La Sicilia si è rifiutato di pubblicare il ricordo dei familiari che esprimeva «ogni disprezzo alla mafia e ai suoi anonimi sostenitori», motivando la decisione con la volontà di non prestarsi alla veicolazione di messaggi di alcun genere tramite i necrologi. La vicenda è finita anche nelle aule del tribunale di Catania nell’ambito del processo all’editore del quotidiano, Mario Ciancio Sanfilippo. 

Lo stesso quotidiano, diversi anni dopo, il 30 luglio 2012, ha pubblicato il necrologio del boss Pippo Ercolano, scomparso il giorno precedente, in cui ad annunciarne la dipartita erano la moglie e i figli tra cui Aldo Ercolano, uno dei killer del commando che ha ucciso Pippo Fava. 


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