Treni, bilancio dei regionali veloci un anno dopo Pendolari: «Un bluff, diminuite solo le fermate»

«Chiamateli treni diretti, non veloci». A riportare l’attenzione sui primi risultati ottenuti dalla nuova programmazione oraria del servizio ferroviario in Sicilia, partita l’11 dicembre, è il Comitato pendolari siciliani. Mercoledì, l’analisi era stata concentrata sull’andamento delle corse nella singola giornata, con Trenitalia che si era giustificata parlando di ritardi causati dalla neve caduta nei giorni precedenti e invitava a «evitare strumentalizzazioni».

Il Comitato adesso rilancia, presentando dati più approfonditi che coprono l’intero mese di dicembre. Le corse monitorate sono state 810 e hanno riguardato le tratte Palermo-Messina, Messina-Catania-Siracusa, Catania-Palermo e infine la Modica-Caltanissetta-Palermo. La tesi è che confrontando i treni regionali veloci – introdotti in Sicilia nel 2015 – le differenze che si riscontrano stanno soltanto nel diverso numero di fermate che le macchine fanno, mentre il risparmio in fatto di tempo si riduce a una manciata di minuti. «Se si vuole prendere in giro i siciliani affermando che ci sono i treni veloci siete liberi di farlo, ma ci teniamo a precisare che lo sono solo sulla carta», commentano dal comitato.

Tra i casi presi in esame c’è il regionale veloce 3771 con partenza da Messina alle 5 che arriva a Palermo esattamente tre ore dopo, effettuando 16 fermate. Tempo pressoché uguale a quello impiegato dal regionale veloce che parte alle 7.55: il convoglio, infatti, arriva nel capoluogo panormita dopo 179 minuti. Un minuto di differenza che difficilmente spiega le sette fermate in meno. Il discorso non cambia se si inverte la rotta. «Il treno Rv 3772 parte da Palermo alle ore 5.08 effettua nove fermate e arriva a Messina alle 8, impiegando 172 minuti – si legge in un report -. Se verifichiamo sempre da Palermo il treno Rv 3774 delle ore 6.14 ci accorgiamo che arriva a Messina alle ore 9.10 effettuando 12 fermate e impiegando appena quattro minuti in più». 

La stessa cosa accade sulla tratta che percorre la costa ionica. «Il treno regionale veloce 3865 parte da Messina alle 5.13 e arriva a Catania alle 6.31. Effettua otto fermate in 78 minuti – continua il comitato -. Se lo confrontiamo con il 3867, ci accorgiamo che quest’ultimo parte sempre da Messina alle 7.26, arriva a Catania alle 8.40 ed effettua sei fermate in 74 minuti di percorrenza». I raffronti danno risultati simili anche se si analizzano i treni che dal capoluogo etneo portano a Messina. 

Una ricorrenza del fenomeno, che porta il comitato a chiedere alla Regione spiegazioni. «Deve essere la politica a dare risposte – sottolinea il presidente Giosuè Malaponti -. Qual è l’utilità di questi treni cosiddetti veloci? Ci piacerebbe capire cosa intende il dipartimento Trasporti con questa dicitura». Per il comitato, l’esperimento treni regionali veloci fino a ora è stato fallimentare. «Si potrebbero considerare treni regionali veloci se dai tempi di percorrenza attuali ci fosse una decurtazione di 25-30 minuti, rispetto al passato, ma così non è mai stato». 


Dalla stessa categoria

Ricevi le notizie di MeridioNews su Whatsapp: iscriviti al canale

I più letti

Dal 25 maggio si apre una settimana ricca di eventi zodiacali, con un oroscopo che ne riflette il dinamismo. Primo tra tutti risalta la Luna piena in Sagittario, che illuminerà il cielo di Ariete, Leone e Sagittario. Gemelli esagera un po’ con gli stimoli, Bilancia ne cerca invece tantissimi e Acquario è circondato da nuove […]

Inserirsi per la prima volta nel mondo del lavoro. O tornarci, aggiornando le proprie competenze e qualifiche professionali. L’obiettivo occupazione si fa concreto in alcuni settori e territori, con una domanda di personale qualificato che continua a crescere. E, adesso, è raggiungibile con un nuovo strumento: l’avviso 1 POC 2026 della Regione, per la realizzazione […]

In un contesto economico in cui l’accesso al credito resta uno dei principali ostacoli alla crescita delle imprese, la Nuova Sabatini si conferma anche per il 2026 come una delle misure pubbliche più utilizzate per sostenere gli investimenti produttivi. Si tratta di uno strumento che, negli anni, dimostra una continuità rara nel panorama degli incentivi […]