Trattativa tra Stato e mafia: a proposito della querelle Crocetta-Fiandaca

E’ INUTILE GIRARCI ATTORNO: SE, DA UN LATO, E’ SBAGLIATO USARE STRUMENTALMENTE QUESTI ARGOMENTI IN CAMPAGNA ELETTORALE, DALL’ALTRO LATO VA DETTO SENZA MEZZI TERMINI CHE LE TESI DEL GIURISTA E DELLO STORICO NON CONVINCONO AFFATTO

di Ignazio Coppola

Oggi sui giornali campeggiano titoloni dal tipo: “Antimafia: è scontro tra Crocetta e Fiandaca”. A parte l’inopportunità in piena campagna elettorale di sollevare polemiche di questo genere che la dicono tutta sulla situazione di sbando del PD siciliano – della serie, facciamoci più male – vale la pena, a questo punto, entrare nel merito della querelle aperta tra i due a proposito della trattativa Stato-mafia per le reciproche accuse di negazionismo della trattativa da parte di Rosario Crocetta nei confronti del professore Giovani Fiandaca e di professionista dell’antimafia da parte di quest’ultimo nei confronti del presidente della Regione.

Nel condividere le calzanti considerazioni, di queste ore, del procuratore Vittorio Teresi, quando dichiara che non è giusto ed opportuno brandire come una clava, “strumemtalizzandola”, questa vicenda in campagna elettorale, non ci possiamo d’altronde esimere dal fare alcune riflessioni nel merito, soprattutto dal versante del professore Giovanni Fiandaca.

Il professore Fiandaca e lo storico Salvatore Lupo, nel libro, che ha avuta molta eco e di cui sono gli autori – “La mafia non ha vinto” – mettendo in dubbio i fondamenti giuridici del processo in corso a Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia, accusano i pm di un pregiudiziale atteggiamento “criminalizzatore” (rischiando così di isolarli ancor di più di quanto non lo siano) ed arrivando al paradosso di affermare che il presunto patto occulto tra Stato e mafia era una necessità per far cessare le stragi.

I due studiosi, nel libro, sostengono, in buona sostanza, che in determinate situazioni di emergenza motivate da uno “stato di necessità” possono essere giustificati interventi e decisioni (che a quanto pare ci sono state) al di fuori dalla legge prese da alcuni organi dello Stato.

Uno “stato di necessità”, secondo Lupo e Fiandaca, che alla fine giustifica la trattativa fatta per il bene dei cittadini. Ma a questo punto c’è da chiedersi: qual è il bene dei cittadini? Quello di vivere in uno Stato che dovrebbe essere forte, autorevole e credibile e vederlo alla fine arrendersi ai ricatti della mafia?

Il professore Fiandaca, da illustre giurista, ed il professore Lupo, da insigne storico, dovrebbero sapere, come sanno bene, che le trattative Stato-mafia in questo nostro Paese, sin dalla strage di Portella della Ginestra (la prima strage di Stato dell’Italia repubblicana cui ne seguiranno via via tante altre) sono state “elette a sistema” e non troveranno mai giustificazione, dal punto di vista etico e morale, in uno Stato di diritto ed in un Paese civile, da qualsiasi “stato di necessita” invocato e tanto caro ai due studiosi.

A questo punto, per onorare la memoria di chi, come il giudice Paolo Borsellino ha sacrificato la sua vita per ostacolare la trattativa tra Stato e mafia, sarebbe opportuno che quello stato di necessità di arrendevolezza e “giustificazionista” della trattativa riportato nel libro di Lupo e di Fiandaca si invertisse. E divenisse, al contrario, lo stato di necessità e di fermezza di uno Stato autorevole, forte e credibile espressione delle sue forze sane e migliori.

All’Italia serve non uno Stato che tratta con la mafia per “stato di necessità”, ma uno Stato che non scende a compromessi con la mafia col fine abbietto e riprovevole di legittimarla. Serve uno Stato che combatte la mafia con fermezza, senza cedimenti, per dare fiducia ai cittadini e ridare agli italiani la certezza di vivere in un Paese civile.

Per questo è opportuno lasciare lavorare i magistrati di Palermo senza mettere loro i bastoni tra le ruote ed ostacolando il loro prezioso lavoro per l’accertamento della verità.

Viceversa, i professori Fiandaca e Lupo saranno costretti, loro malgrado, a scrivere un nuovo libro dal titolo: “La mafia ha vinto”…

 


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