Traffico di armi, arrestato u ceusu Carmelo Piacente Mitragliatori e pistole spediti dentro i pacchi della Tnt

Traffico internazionale di armi da guerra. È questa l’imputazione che la procura di Catania ha stabilito per Carmelo Piacente – esponente di spicco del clan mafioso dei Ceusi, gruppo collegato ai Santapaola-Ercolano – e per la sua convivente Simona Puccia

Alle origini dell’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, un sequestro di armi effettuato negli uffici di smistamento della ditta di spedizioni Tnt di Catania, dove gli uomini del nucleo investigativo hanno trovato un pacco con due mitragliette e una pistola e le munizioni. Dalle prime analisi gli agenti hanno appurato che la spedizione era stata effettuata da Piacente che, intanto, si era reso irreperibile. Ma proprio dai controlli messi in moto dalle forze dell’ordine, si è riuscito a risalire a un vero e un vero e proprio traffico di armi che l’uomo acquistava in Slovacchia, spediva a Malta, per poi essere verosimilmente mandate in Nord Africa.

Con la cooperazione dell’Europol, il 23 giugno 2015 la polizia francese, durante un controllo presso l’aeroporto di Marignane, ha trovato tre pistole e una mitragliatrice, nascoste all’interno di un pacco spedito proprio dal boss, dal capoluogo etneo con destinazione Malta. Successivamente, il 12 settembre 2015, proprio per questi reati gli uomini della polizia hanno arrestato Piacente ad Acitrezza. La procura di Catania ha accertato in seguito che, con l’aiuto della convivente Simona Puccia, l’uomo aveva acquistato dalla ditta Afg security corporation, con sede in Slovacchia, oltre 160 armi da guerra e comuni da sparo disattivate, ma comunque non commerciabili in Italia, per un importo di circa 45 mila euro

Approfittando di una legislatura meno restrittiva, in vigore in quel Paese, aveva acquistato dal sito internet della società slovacca armi che erano state rese inerti inserendo nella canna di un fermo in metallo che, successivamente, Piacenti aveva rimosso rendendole efficienti. Le indagini condotte insieme ai carabinieri di Catania hanno messo in luce anche contatti con soggetti egiziani, che risultano inseriti gruppi che organizzano viaggi per introdurre immigrati clandestini in Italia. Non si esclude che le armi potessero essere destinate a organizzazioni paramilitari o terroristiche in Nord Africa. 


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