Tra musica e comicità: Andrea Rivera

Il nuovo Pasquino delizia le notti trasteverine schitarrando e intrattenendo a suon di stornelli i passanti del quartiere romano. Attività, questa, che gli è valsa ben «ventisette denunce per disturbo della “mente” pubblica».

Si chiama Andrea Rivera, classe 1971, ed è noto al grande pubblico come il citofonista di Parla con me: alla corte di Serena Dandini, infatti, è protagonista di divertenti inchieste condotte al citofono. Cronaca, politica, sessualità, religione: ogni notizia e ogni argomento diventano tema di indagine per il menestrello Rivera, il quale, all’insegna dell’ironia, svela vizi e virtù del Belpaese.

«La strada è l’unica salvezza», diceva Gaber, e «la strada è l’unica salvezza» ama ribadire l’artista, vincitore – non a caso – proprio del premio Gaber 2004, a riconoscimento del suo indiscusso talento.     

Quattro anni dopo, Rivera gira in lungo e in largo l’Italia con lo spettacolo Prossime Aperture, proponendo nei teatri la stessa verve e la stessa pungente sagacia che lo caratterizzano per strada, il suo vero palcoscenico.

«Quello che definisce meglio la mia attività è il termine teatro-canzone, un blob di comicità e musicalità»: di questo genere furono iniziatori Giorgio Gaber e Sandro Luporini, il cui insegnamento, a quanto pare, è andato tutt’altro che perduto. Anzi: Rivera dà smalto alla sua arte, canta, provoca, diverte e – soprattutto – si diverte.

Niente di più evidente: a 37 anni, il romanaccio se la spassa a sbeffeggiare, benevolmente, la gente che, ignara, gli risponde al citofono. Si finge don Andrea, prete della “congregazione televisiva”, e piovono confessioni imbarazzanti. Si spaccia per un membro del “comitato monnezza pulita”, e uno stuolo di generosi condomini accetta di ospitare a casa propria la spazzatura proveniente dal napoletano.

Quelle di Rivera sono vere e proprie inchieste, persino più efficaci degli innumerevoli servizi cui i tg ci hanno abituati, proprio perché consentono di sondare umori ed opinioni degli Italiani in maniera più libera: «la gente, non mostrandosi in volto, dice quello che pensa».

E di certo non esita a dire quello che pensa Rivera stesso che, lo scorso anno, è stato al centro di una rovente polemica, naturale conseguenza di alcune sue considerazioni a proposito dell’eutanasia, tuonate dal palco del concerto del primo maggio, di cui era alla conduzione («non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana… è giusto così, assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma c’erano due ladroni»). L’Osservatore Romano, come prevedibile, non apprezzò le sincere esternazioni del comico, bollandole come «atto di terrorismo». In compenso, l’artista romano si guadagnò manifestazioni di solidarietà da parte di noti nomi dello spettacolo e del giornalismo (Luttazzi, Fo, Haber, Benigni, Curzi, Maltese, Travaglio,ecc…) oltre che dalla vedova Welby, Mina, e da (poche) isolate voci politiche.

Al centro delle sue irreverenti performance, tra una schitarrata e una battuta, questo moderno cantastorie (come da alcuni è stato definito) pone spesso la questione operaia: salari bassi, morti bianche, diritti negati…È palese, insomma, come il suo passato lavorativo – ha fatto l’operaio per dieci anni – abbia lasciato un’impronta indelebile nella sua attività artistica.

E, dopo aver già partecipato al video del brano di Riccardo Sinigallia, Il nostro fragile equilibrio, in coppia con Gigi Proietti, ora Rivera pensa a un cd di teatro-canzone, presumibilmente in uscita prima dell’estate. Nel frattempo, è già possibile ascoltare online la freschissima Bruno eddio, canzone dai toni allegri, insieme impegnata e disimpegnata sulla scia di Rino Gaetano. Già, perché tra i vari campanelli cui l’attore citofona, c’è sempre una persona disposta ad aprirgli: si tratta di Bruno Franceschelli – storico amico e collaboratore del cantautore di Crotone –  con il quale ha instaurato un inossidabile sodalizio artistico, oltre che un sincero legame affettivo.

L’instancabile Rivera, dopo la delusione dell’esclusione al Festival di Sanremo 2007 (aveva fatto il provino per cantare l’inedito di Gaetano, In Italia si sta male, ma la produttrice, Claudia Mori, gli preferì Paolo Rossi), è riuscito a ritagliarsi una particina nella fiction Ma il cielo è sempre più blu, dove interpreta un artista agli esordi cui viene detto d’essere un giovane di talento. E che farà grandi cose.

A giudicare dal suo pubblico – Mario Monicelli era tra gli spettatori di Prossime aperture al Teatro Piccolo Eliseo di Roma – non sarà difficile per Pasquino mantenere la promessa.


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