Tour in Sicilia per l’Atlante dei conflitti ambientali «Territori asserviti a logiche di sfruttamento»

Approda in Sicilia l‘Atlante Italiano dei conflitti ambientali. Con un tour che vedrà coinvolte, dal 13 al 16 novembre, Catania, Gela, Licata, Niscemi e Ragusa. Gli incontri vedranno protagonisti i comitati territoriali. Ad ogni tappa sarà presente Salvatore Altiero, attivista dell’associazione A Sud e del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (Cdca). Dopo la presentazione al Parlamento europeo di aprile scorso, era solo questione di tempo affinché l’Atlante – la prima piattaforma web italiana geo referenziata che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane – arrivasse nell’isola dove numerosi ed irrisolti sono i conflitti ambientali

«In Sicilia, come in tutto il Paese – osserva Altiero – alcuni territori sono stati asserviti a logiche di sfruttamento che non hanno avuto alcuna attenzione per quelle che erano le vocazioni economiche presenti, la tutela dell’ambiente e della salute della popolazione. Tanto meno hanno funzionato secondo criteri di giustizia sociale: l’ambiente è stato masticato come se fosse un semplice fattore di produzione gratuito non per redistribuire i guadagni, ma per concentrarli nelle mani di pochi». Un modello insomma che ha già dimostrato i propri effetti, come nel triangolo industriale di Milazzo, Priolo e Gela. Le «scorie di un sogno», secondo la definizione che ha utilizzato nel comunicato di lancio dell’iniziativa il comitato No Muos della città di Crocetta. Insieme ad altri due giornalisti, Manuele Bonaccorsi e Marcello Brecciaroli, lo stesso Altiero sta lavorando ad una video inchiesta – Italian offshore – sulla nuova corsa al petrolio nei mari italiani che tanto impulso ha avuto con l’approvazione dello Sblocca Italia

Il progetto è stato premiato nella sezione Focus on Italy del Dig – Documentari Inchieste Giornalismi 2015. Così il tour diventa anche l’occasione per recepire ulteriori istanze. Solo nel Canale di Sicilia, secondo il dossier Stop Sea Drilling diffuso la scorsa estate da Legambiente, «sono infatti oltre 12.553 i chilometri quadrati di mare sotto scacco delle compagnie petrolifere», con otto istanze di permesso di ricerca attive e sei permessi di ricerca già rilasciati. «Al di là dell’impatto ambientale, che è più difficile da documentare anche per la totale assenza di trasparenza e facilità di accesso alle informazioni in questo Paese, – commenta Altiero – stiamo facendo emergere un mondo fatto di interessi sporchi, speculazioni finanziarie, azioni di lobby, miopia rispetto all’esigenza di un modello energetico sostenibile. Cerchiamo di partire dalle voci e dalle testimonianze dei cittadini. Abbiamo creato una pagina facebook e la utilizziamo come strumento di contatto, invitando chiunque abbia qualcosa da segnalarci, a scriverci, anche per email, all’indirizzo italianoffshore@gmail.com». 


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