StMicroelecronics invita l’Europa a investire in Sicilia «Realtà in grado di essere un polo del Mediterraneo»

Davanti a un’Europa decisa a investire nei poli industriali del vecchio continente, con i mercati statunitensi e asiatici della microelettronica già abbastanza affermati, ma costretti a fare i conti con una riduzione nella produzione dei semiconduttori, specie quelli per le automobili, la sede catanese della StMicroelectronics si candida a diventare la realtà di settore che possa attrarre tutte le forze del Mediterraneo e competere con i mercati del resto d’Italia e del mondo. Gli esponenti di Fiom Cgil Francesco Furnari, Roberto Conti, rappresentanti sindacali unitari e dipendenti dell’azienda italo-francese con sede a Catania, portano sul tavolo la questione meridionale del settore della microelettronica. E lo fanno con un documento sottoscritto insieme a Boris Di Felice, quest’ultimo dipendente di StMicroelectronics e presidente Fiom provinciale. In uno scenario fatto di realtà ultra competitive e di un mercato in continua evoluzione, la StMicroelectronics, approfittando dell’evoluzione del settore e dei possibili nuovi fondi del Pnrr, vuole coinvolgere le aziende, la politica e i poli universitari per dare vita a un mega progetto di micro-elettronica a Sud dell’Europa in cui possano confluire sia il nord Africa che le rotte orientali. Diventare un crocevia «per il mercato dei semiconduttori che oggi molte fabbriche del resto del mondo hanno difficoltà a produrre, in particolare quelli delle auto», afferma a MeridioNews Di Felice.

Puntando sulla presenza nell’Isola di tre grandi università a Messina, Palermo e Catania con importanti facoltà di Fisica, Ingegneria e Chimica e la storica sede dell’Etna Valley – la zona industriale – che mette insieme le realtà che promotrici del progresso tecnologico nel Sud Italia, adesso per i sindacalisti è il momento di coinvolgere tutto il settore e le istituzioni e creare un grande punto di riferimento del mercato dei semi conduttori. «Taiwan, con una notevole produzioni di semiconduttori, oggi è al centro delle tensioni tra Cina e Stati Uniti. Stessa cosa per la situazione che sta vivendo l’est Europa – sottolinea Di Felice – In tutto questo contesto, poche settimane fa sono arrivate le parole del commissario europeo all’Innovazione, che ha espresso la volontà di investire 46 miliardi nella produzione europea e saranno concentrati a Dresda, in Germania. Alla luce di queste parole, noi, con la nostra posizione strategica, le nostre specialità e con le realtà del territorio che orbitano attorno a StMicroelectronics abbiamo tutti gli elementi per costituire un grande polo industriale del Mediterraneo». L’operazione avrebbe anche la collaborazione della Francia, grazie anche all’accordo del Quirinale siglato lo scorso anno, in un asse che non guarda soltanto all’Europa, ma anche alle realtà specializzate dell’oriente e del Nord Africa. 

«In questo senso anche le nostre università sono importanti, perché tramite le nostre facoltà di grande eccellenza potremmo avere manodopera qualificata – continua Di Felice – E costituire terreno di confronti e culture ed essere punto di attrazione verso lo sviluppo, contrastando la concorrenza delle altre grandi realtà mondiali ed essere attrattivi anche nell’ambito italiano: sarebbe l’occasione per investire capitali in Sicilia e valorizzare tutto l’indotto». Adesso i sindacalisti hanno scritto un documento che vuole coinvolgere le realtà imprenditoriale, la politica e il resto del territorio per avviare un dialogo che porti all’obiettivo. Un piano di prospettiva che però si porta dietro l’ombra di Intel. Il colosso americano che realizza microprocessori in un primo momento sembrava volere investire in Sicilia, ma l’idea sembra essere tramontata. «Il precedente di Intel non spaventa – precisa Di Felice – Noi abbiamo interesse a muoverci nell’ambito dell’analogico, conosciamo la nostra produzione, partiamo da una tradizione radicata, sappiamo quali sono le nostre competenze – conclude il sindacalista – In Sicilia abbiamo una cultura secolare alle spalle, che in questo senso può essere un valore aggiunto. A questo va aggiunto il fatto che St durante questi 6 0anni ha dimostrato la capacità di trasferire le proprie competenze a tante generazioni. Siamo una realtà che adesso è pronta ad allargarsi nelle aree del Mediterraneo in modo da fare un salto di qualità». Da sottolineare anche il progetto, già in fase avanzata come raccontato in passato da MeridioNews, per la costruzione di un nuovo stabilimento proprio davanti la base militare di Maristaeli. 


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