Spettacoli nei teatri antichi, l’opinione di Moni Ovadia «Un’opportunità se si sfugge a mercato e clientelismo»

«Può essere un’iniziativa importante, ma se verrà gestita male potrebbe rivelarsi l’ennesimo caso in cui un’Italietta piega la cultura ad altri interessi». Rimane sospeso il giudizio di Moni Ovadia sull’annuncio del governo Musumeci di volere estendere la fruizione di larga parte dei beni regionali, concedendoli come location per eventi temporanei nell’ottica di una diversificazione e un incremento dell’offerta culturale nell’isola. Spettacoli che, secondo l’avviso pubblicato nei giorni scorsi dagli uffici regionali, potranno essere di musica lirica, prosa, musica classica, ma anche cinema, senza tralasciare la possibilità di ospitare rassegne culturali, premi e concerti. Compresi quella di musica leggera o popolare. Lunga la lista dei siti per cui si potrà fare richiesta: dal teatro greco di Siracusa a quello di Taormina, dalla Valle dei Templi al teatro antico di Catania, ma anche il parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, il teatro di Segesta, e poi ancora quello di Palazzolo Acreide, l’area archeologica di Marsala e quella di Gela, il parco dello Jato, il museo di Lipari e l’area di Aidone Morgantina. 

«Dare un giudizio a priori può essere rischioso – commenta Ovadia a MeridioNews -. Parliamo di una di quelle proposte che possono rivelarsi felicissime e rilanciare interi territori, ma che sono anche a rischio. Perché, parliamoci chiaramente, se a essere scelte saranno le proposte degli amici degli amici, se ancora una volta si cederà il passo al clientelismo, allora non se ne ricaverà nulla di buono se non offendere il valore di certi luoghi». L’attore di origine ebraica viene da anni che lo hanno visto impegnato in Sicilia, tra la direzione artistica riuscita al teatro di Caltanissetta e la collaborazione con il Comune di Marsala, che invece non è stata esente da critiche. «Si tratta di due esperienze che ho fatto a titolo gratuito, a riprova dell’amore che ho per la Sicilia e l’energia dei siciliani – continua Ovadia -. Purtroppo però viviamo in un’epoca in cui la cultura viene spesso osteggiata, in nome di riduzione dei costi e taglio degli sprechi».

Tornando alla volontà del governo Musumeci, Ovadia auspica che venga anteposto unicamente il criterio qualitativo nella scelta degli eventi per cui concedere i beni. «Conta più del genere che viene proposto – prosegue -. Un’iniziativa del genere ha senso solo se non presta il fianco alle logiche di mercato. Se no trasformiamo la nostra società in un bazar». In tal senso, la commissione di valutazione che sarà chiamata a esprimere il proprio parere e che, stando ai contenuti dell’avviso, sarà formata da due componenti designati dall’assessore ai Beni culturali, altrettanti da quello allo Spettacolo e un quinto di comprovata esperienza nel settore, per Ovadia dovrebbe puntare soltanto ai curriculum e all’impegno nel mondo della cultura, lontano da qualsiasi logica politica. «Spero davvero che Musumeci sposi questo principio. Io e lui siamo lontani politicamente, ma tutti dicono che è una persona per bene. Mi auguro che riesca a cogliere l’opportunità per il bene di tutti i siciliani e non solo di pochi».

A proposito di meritocrazia, l’anno scorso Ovadia entrò in polemica con la designazione della nuova direzione del Teatro Stabile di Catania, per il quale aveva sottoposto la propria candidatura. «Resto convinto del fatto che la persona scelta non aveva i requisiti adatti. Il ricorso? L’ho fatto ed è affidato a un avvocato», conclude.


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