Silvio Berlusconi tra falchi e colombe. Ma all’orizzonte non si intravedono Aquile!

LA RIFLESSIONE SUL FUTURO DEI MODERATI NEL NOSTRO PAESE

da Giorgio Assenza (nella foto a destra)
parlamentare regionale del Pdl
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Diciamocelo con franchezza, un’eventuale formazione politica guidata da Formigoni, Cicchitto e Giovanardi (spero vivamente che Alfano non si lasci imbrigliare in una operazione siffatta!) e, magari, fra qualche mese da Casini, Fioroni e Letta, potrà avere una sola implicazione: suscitare nell’elettorato moderato italiano un sentimento di ripulsa.

E’ inutile nascondere ciò che è evidente: non può essere certamente un’operazione di Palazzo a decretare la fine di un’era storico-politica ventennale. L’ennesima, con alla regia il Presidente Giorgio Napolitano. L’ennesima che tenta di scardinare quella che è stata la grande conquista dell’elettorato nell’era Berlusconi: il sistema bipolare che, dopo un quarantennio di democrazia bloccata, ha dato al Paese la possibilità di superare il sistema partitocratico e “collegare maggioranza elettorale, maggioranza parlamentare e direzione del governo”.

E’ il tentativo maldestro di portare alla guida del Paese la sinistra, che maggioranza non è, e che solo una spuria alleanza con una eventuale terza forza, che divida il fronte dei moderati, potrebbe consentire. Elettorato permettendo.

Le operazioni di Palazzo e l’ostentazione febbrile di un valore che di per sé non è tale – la stabilità – non valgono a dare al Paese le risposte che aspetta. L’incapacità di avviare qualsiasi seria riforma, la nebulosità di un programma di governo che non affronta i temi cruciali della disoccupazione, soprattutto giovanile, dell’alleggerimento della pressione fiscale, dell’abbattimento del debito pubblico, dell’austerità imposta da un’Europa germanocentrica che uccide la nostra economia e le nostre imprese, che non riesce a progettare una radicale riforma dello Stato, sono i segni di un male radicale del nostro sistema politico.

Riteniamo che democrazia vuol dire competizione per governare con efficacia ed efficienza. Postulato che vale ancor più in Sicilia, dove da più parti si avvertono segnali di un improbabile tentativo di salvare un governatore alla deriva. Un nuovo ribaltone, ad attori invertiti, un controsenso per la democrazia, peraltro in controtendenza con il disperato bisogno di chiarezza e di concretezza che la gente chiede alla politica.

La fiducia al governo Letta ha, al momento, congelato le elezioni e chiuso in una fortezza una classe politica assediata e facilitata dall’inutilità manifesta del M5S. In entrambi gli schieramenti la situazione è in divenire. Quel che è certo è che, al di là di ogni operazione di Palazzo, il fronte dei moderati rimane maggioranza nel Paese, malgrado tutto. La necessità è di offrire al suo elettorato una casa e delle proposte credibili.

In un momento drammatico della storia della Repubblica occorre mettere da parte personalismi e smanie personali, rimanere uniti in un unico soggetto politico che guardi al futuro (che si chiami Forza Italia non mi entusiasma di certo, così come non mi appassiona il rispolvero di un altro fantasma del passato delittuosamente mandato al macero da Fini!) e affrontare senza opportunismi e manovre di bassa lega i problemi reali del Paese.

In tale soggetto politico una destra che abbia al suo interno piena consapevolezza della sua identità e si spogli di tutti i contrapposti egoismi che ritengono più importante il ruolo di prime donne in partitini dell’1 o del 2%, rispetto a quello di incidere veramente nella realtà per affermare i nostri valori, deve e può avere un ruolo di primo piano. Basta con le nomine dall’alto, basta con i vertici autoreferenziali, basta con l’occupazione manu militari dei coordinamenti, basta soprattutto con chi, non avendo fatto nulla nella vita, considera la politica un mestiere ed è assolutamente incapace di comprendere le vere necessità del paese reale.

Ridiamo invece dignità e peso alla volontà dei nostri elettori, consentiamo agli stessi di organizzarsi liberamente nei territori, premiamo l’impegno disinteressato di tanti militanti, riscopriamo finalmente che la classe dirigente, ad ogni livello, si seleziona in base alla correttezza, all’onesta, alla coerenza, alla competenza, alla professionalità, in una parola, al merito, e non certo per l’amicizia, spesso solo simulata, con il capetto di turno.

E’ questo il progetto di lungo respiro che da destra dobbiamo perseguire e non soffermarci al contingente che, per esempio in Sicilia (ma temo anche a livello centrale), rischia di affidare ruoli di primo piano (speriamo proprio di no!) a soggetti che hanno fatto diventare azione politica il trasformismo ed il tradimento e che oggi si presentano, con la faccia tosta di sempre, per guidare quel cambiamento vero e quel sogno che gli Italiani e i Siciliani per bene attendono.

Il progetto originario del centro-destra ha subito certamente una battuta d’arresto, ma non è stato sconfitto per via politica. E’ in quella direzione, voluta dalla maggioranza del Popolo Italiano, che occorre pertanto procedere con forza e determinazione, invece di soffermarsi sulla ridicola diatriba ornitologica fra falchi e colombe Anche perché il dramma vero è che, comunque, all’orizzonte non si intravedono aquile!


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