Siculiana, discarica chiusa ai Comuni palermitani Sindaci: «Regione non si assume responsabilità»

Poche righe per scatenare l’ennesima guerra tra privati gestori delle discariche e Regione Sicilia, che rischia di far nascere un’emergenza rifiuti nei Comuni del Palermitano. Il governo Crocetta, nell’ordinanza con sui si proroga la situazione d’emergenza fino a maggio, ha chiesto alla Catanzaro Trasporti di aumentare la quantità massina di spazzatura da abbancare nella discarica di Siculiana, in provincia di Agrigento. Da 800 tonnellate a 1.300 tonnellate al giorno. Richiesta respinta dai titolari, i fratelli Catanzaro, pezzi da novanta di Confindustria Sicilia.

Secondo i privati la disponibilità rimane quella prevista dalla vecchia ordinanza (le 800 tonnellate giornaliere). Di conseguenza annunciano che il servizio potrà essere garantito solo ad alcuni Comuni, per l’esattezza quelli più vicini alla discarica, nell’Agrigentino e nel Nisseno. Nel giustificare questa decisione la società si appella alle analisi effettuate dall’Asp di Agrigento, invocando quindi una deroga per ragioni sanitarie e ambientali.

A rimanere fuori dall’impianto sono cinquanta centri della provincia di Palermo, che fanno parte degli Ato Pa1, Pa2 e Pa4. «Non abbiamo alternative – spiega il sindaco di Carini, Giovanni Monteleone – l’ordinanza ci impone di scaricare a Siculiana. Se domani troveremo le porte chiuse, la situazione comincerebbe a diventare disastrosa, nel mio Comune rimarranno per strada circa 200 tonnellate di rifiuti, cioè quelli che non sono stati raccolti da sabato». Il primo cittadino, come le altre decine di colleghi, aspettano un segnale dalla Regione che negli ultimi due giorni non è arrivato. «Non è possibile che si continua a stare sotto il ricatto delle discariche private». 

Ancora più chiaro Antonio Rini, primo cittadino di Ventimigilia e voce sempre più ascoltata nel Pd siciliano. «Siamo profondamente allarmati, è l’ennesima querelle che va avanti da anni e che dimostra come la regione non si assuma le proprie responsabilità». Il riferimento di Rini va soprattutto all’assenza di impiantistica, competenza che spetta esclusivamente alla Regione. «Io posso anche fare un’ottima differenziata ma se devo andare a conferire l’umido ad Alcamo o a Castellana, i costi del trasporti diventano superiori a quelli del conferimento, così fare la differenziata senza impianti risulta controproducente e dispendioso. Venga l’assessora Contrafatto a gesitre il ciclo dei rifiuti nel mio Comune a queste condizioni». 

Nell’impossibilità di optare per un altra discarica, altra competenza esclusiva della Regione, al sindaco di Ventimiglia non resta che chiedere l’aiuto dei suoi concittadini. «Essendo un piccolo paese di montagna molti hanno un terreno, per questo abbiamo puntato sul compastaggio domestico, in questi giorni chiederemo di conferire il meno possibile i rifiuti, ma è chiaro che si tratta di una soluzione tampone, quella definitiva dovrebbe essere fornita da chi ha generato il problema, cioè la Regione».


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