Il passaggio del ciclone Harry sull’Isola, tra il 19 e il 21 gennaio 2026, ha riportato per alcuni giorni l’attenzione sugli eventi meteorologici estremi e sulla fragilità del territorio. Spento il clamore mediatico, però, la Sicilia sembra destinata a tornare al suo tormentone stagionale: siccità, carenza d’acqua e crisi idrica, riassumibili nel rischio desertificazione. Secondo […]
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Sicilia sempre più arida, i cambiamenti dagli anni Ottanta a oggi
Il passaggio del ciclone Harry sull’Isola, tra il 19 e il 21 gennaio 2026, ha riportato per alcuni giorni l’attenzione sugli eventi meteorologici estremi e sulla fragilità del territorio. Spento il clamore mediatico, però, la Sicilia sembra destinata a tornare al suo tormentone stagionale: siccità, carenza d’acqua e crisi idrica, riassumibili nel rischio desertificazione. Secondo Vincenzo Piccione, docente di Scienze biologiche, geologiche e ambientali all’università di Catania, il dibattito pubblico continua a muoversi tra emergenze annunciate e soluzioni temporanee. «Ogni anno assistiamo allo stesso copione – spiega -. Si parla della peggior siccità di sempre e si invocano interventi straordinari. Ma, spesso, si dimentica che i problemi derivano anche da decenni di cattiva gestione delle risorse idriche e da infrastrutture insufficienti».
Il caso del fiume Alcantara
Un esempio emblematico è quello del fiume Alcantara, il secondo corso d’acqua della Sicilia per portata. Negli ultimi anni, durante le estati più calde, diversi tratti del fiume tra Castiglione di Sicilia e Francavilla si sono trasformati in una distesa di pietre, con pesanti conseguenze per l’ecosistema. «Lo stato di salute di un fiume dipende da tutto ciò che accade nel suo bacino idrografico – precisa il professore Piccione -. Gli organi del parco, tuttavia, non sono messi nelle condizioni di monitorare adeguatamente i prelievi idrici, anche perché la perimetrazione dell’area protetta non coincide con l’intero bacino». Un problema burocratico, insomma, ma con ricadute importanti.
Un clima sempre più arido per gran parte dell’anno
Nel linguaggio comune, avverte il docente, caldo e siccità vengono spesso confusi. Dal punto di vista scientifico, però, la siccità è un fenomeno temporaneo, legato alla diminuzione delle precipitazioni rispetto alla media storica. «Per questo – sottolinea – la siccità non si combatte a luglio, quando i fiumi sono già in secca, ma si monitora e si previene nei mesi invernali». Gli studi condotti dal team di Piccione su una serie storica di circa novant’anni, però, riflettono un problema più grande: gran parte della Sicilia, ormai, presenta caratteristiche di clima semi-arido. «Le temperature medie dagli anni Ottanta a oggi sono aumentate tra uno e due gradi centigradi – chiarisce il docente -. La durata dell’aridità, inoltre, si è allungata. All’inizio del Novecento interessava circa quattro mesi l’anno, oggi può arrivare a sei o sette mesi». Una trasformazione che modifica profondamente gli equilibri naturali del territorio.
L’ombra della desertificazione in Sicilia
Questo scenario alimenta un rischio sempre più concreto per la Sicilia: la desertificazione. «Circa il 70 per cento del territorio regionale è esposto a questo fenomeno – osserva Piccione -, che nasce dall’interazione tra cambiamenti climatici e pressione delle attività umane». Eppure l’Isola conserva ancora un patrimonio naturale di straordinario valore. I dati del progetto Carta della Natura dell’Ispra indicano che oltre il 90 per cento del territorio regionale presenta un valore ecologico medio, alto o altissimo. Proprio per questo, secondo il professore Piccione, è necessario intervenire con una strategia di lungo periodo e una maggiore attenzione alla gestione del territorio.
L’unica salvezza: la pianificazione decennale
«Siccità e aridità sono fenomeni che la popolazione percepisce chiaramente – sottolinea -. Bisognerebbe avviare un tavolo tecnico-scientifico per elaborare un grande piano, finalizzato a mitigare e invertire le dinamiche delle componenti che intervengono nel rischio desertificazione». Dalla qualità del clima alla vegetazione, passando per lo studio del suolo. Ma, soprattutto, intervenendo sulla gestione del territorio. «La grande scommessa è poter spezzare il loop con una programmazione di interventi territoriali coordinati – conclude il docente – per i quali è necessaria un’agenda di azioni da spalmare in un decennio». Tempi a cui la politica, inseguendo i cicli elettorali, sembra essersi disabituata.