Sant’Agata, la candelora degli ortofrutticoli e Pellegrino Durante la processione le urla in dialetto: «Ora abballa»

Un ragazzo senza il tradizionale abito dei devoti di Sant’Agata, con addosso un giubbotto rosso, urla per due volte in dialetto. «Adesso balla!», e di seguito: «Balla ora!». La candelora degli ortofrutticoli, mentre si trova poco dopo piazza Duomo la sera del 12 febbraio, si esibisce nel tradizionale movimento, sorretta dai portatori e accompagnata dalla musica di trombe e tamburi di una banda. È il giorno finale della festa della patrona di Catania, quello della cosiddetta processione dell’Ottava, e ad aprire la strada al cereo dorato in stile barocco c’è anche Gaetano Pellegrino. Venditore di frutta, condannato a nove anni in primo grado per associazione mafiosa e fratello del piú noto Riccardo, ex consigliere comunale. La sentenza, arrivata lo scorso maggio, ha riconosciuto Gaetano colpevole di essere uno degli uomini di fiducia del capomafia del quartiere San Cristoforo Nuccio Mazzei. Pellegrino durante la festa è accompagnato da altre persone. Spesso si intrattiene a parlare con Salvatore Manero, che della candelora è il portatore principale, ma ad affiancarlo lungo tutto il tragitto è Mario Maniscalco, dirigente del cereo e rappresentante dell’associazione che gestisce la struttura in legno.

Nella serata dell’Ottava le candelore, che perlopiù identificano le antiche corporazioni, hanno sostato in un primo momento lungo via Vittorio Emanuele, attendendo l’uscita del busto reliquario di Sant’Agata. Subito dopo, la processione dietro alla patrona di Catania, portata a spalla, per il perimetro di piazza Duomo. Le strade poi si sono separate: i devoti che hanno fatto rientro in cattedrale e i cerei votivi hanno proseguito verso le chiese in cui vengono conservati. Quello degli ortofrutticoli prima di rientrare nella parrocchia di Santa Caterina, in via Umberto, ha percorso anche una parte di via Etnea. Interrompendo a più riprese la sua camminata tra annacate e soste. Una di queste davanti all’ingresso del bar Prestipino. All’interno del quale è stato reso un omaggio musicale, mentre il cereo veniva lasciato in sosta davanti alla porta principale. Avvolto nelle luci e con in alto decine di stendardi e bandiere. Uno di questi è stato donato, nel 2009, da Filippo Pellegrino e dai suoi tre figli: Gaetano, Riccardo e Antonio Gianluca.

Un simbolo che rimanda
al lavoro nel settore dell’ortofrutta di alcuni componenti della famiglia. Finita sotto i riflettori negli ultimi anni per l’impegno politico di Riccardo, ex consigliere comunale di Forza Italia, poi candidato senza successo alle elezioni regionali del 2017 e, per ultimo, in corsa a primo cittadino di Catania con una lista civica di centrodestra. Adesso, terminato il periodo delle campagne elettorali, Pellegrino insieme al padre Filippo è impegnato a difendersi dall’accusa di avere comprato i voti per tentare la scalata all’Assemblea regionale siciliana. In una tornata già condizionata per averla affrontata con il fardello di essere stato bollato come impresentabile a causa delle vicissitudini giudiziarie del fratello Gaetano, arrestato in passato nell’inchiesta Ippocampo e poi condannato in primo grado. Il nome del parente, che adesso sta affrontando il processo d’Appello, è finito nei verbali di diversi pentiti etnei. Uniti nell’indicarlo, come si legge nelle motivazioni della sentenza, come uomo fidato del boss Mazzei in particolare per quanto riguarda il traffico di droga. 

Durante i giorni che precedono la festa di Sant’Agata la candelora degli ortofrutticoli aveva partecipato a una
serata di festeggiamenti in via Belfiore, nel cuore del quartiere San Cristoforo. Una lunga sosta, tra balli, lanci di caramelle e fuochi d’artificio, davanti al negozio di ortofrutta della famiglia Pellegrino. Successivamente il cereo si era spostato in piazza Mazzini. Quattro anni fa la candelora era finita al centro di un approfondimento di MeridioNews per la fermata fuori percorso davanti alla casa del presunto capomafia Massimiliano Salvo. Una vicenda raccontata e ripresa da tutti i media nazionali e conclusa in tribunale. Con l’archiviazione della querela presentata nei confronti di questa testata dai rappresentanti dell’associazione che gestisce il cereo. 

Riceviamo e pubblichiamo da Mario Maniscalco:

Faccio rilevare che non è assolutamente vero che il sig. Gaetano Pellegrino abbia “affiancato” il sottoscritto “lungo tutto il tragitto” durante la festa dell’ “ottava” dello scorso 12 febbraio. Invero lo stesso si avvicinava alla candelora solo al termine della festa, durante il cammino per riportare la candelora presso il suo abituale ricovero, ovvero la Chiesa di S. Caterina in via Umberto. E nemmeno per tutto il percorso ma solamente per il tratto che va dalla Piazza Duomo al Bar Prestipino, meno di una cinquantina di metri.

La presenza del Pellegrino in quel breve tratto, sebbene conoscenti, in quanto siamo cresciuti e residenti nello stesso quartiere nonché svolgiamo lo stesso mestiere da generazioni, è del tutto casuale e non certo concertata con il sottoscritto.
Per tale ragioni mi riservo di avviare azioni giudiziarie nei Vostri confronti a tutela della mia immagine e Vi diffido nel precisare l’articolo in questione nella parte che mi riguarda e per come sopra specificato.


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