“S.B. io lo conoscevo bene”

Rileggere la storia politica del nostro Paese degli ultimi dieci anni attraverso un film documentario che, proprio in questi giorni di consultazione per la definizione del nuovo Governo, offre chiavi di lettura inedite e originali.

La sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia ha ospitato l’ultimo appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Associazione 100 autori. E per chiudere in bellezza il ciclo di incontri con i più importanti registi italiani del film documentario, l’organizzatrice della rassegna, Chiara Agnello, ha chiamato un giovane regista riminese, Giacomo Durzi, con un curriculum di tutto rispetto. Oltre ad essere stato un ex allievo del Centro sperimentale di Roma, ha seguito corsi alla London School ed è protagonista, assieme al giornalista Giovanni Fasanella, del film documentario “S.B. io lo conoscevo bene”.

Pubblico molto interessato e, soprattutto, motivato al confronto con il regista, con lo stile e la tradizione che ormai connotano le attività della sede siciliana della Scuola nazionale di cinema.

Non un collage giornalistico, ma un percorso narrativo originale e d’opinione che parte dalle origini dell’ascesa del più controverso e complesso uomo politico della storia dell’Italia repubblicana e non solo, fino all’epilogo delle sue dimissioni da capo del Governo, nel novembre del 2011.

Durzi e Fasanella hanno avuto come traccia per l’intero film l’originale e inedita intervista a chi, negli anni, è stato a stretto contatto con il “Cavaliere”, l’avvocato Vittorio Dotti. E’ stato lo stesso regista Durzi ad ammettere, a fine visione del film, che è stato davvero difficile convincerlo a raccontarsi, per evidenziare successi e tracollo di Berlusconi.

Dotti si è riservato, da buon avvocato, fino alla fine, di concedere la liberatoria per la sua intervista, ovviamente dopo la garanzia di avere visionato il prodotto filmico finito. Due giorni di interviste ininterrotte, per svelare particolari inediti di Silvio Berlusconi. Ovviamente fa riferimento a ciò che succedeva negli anni in cui nascevano le reti televisive al colosso di Pubblitalia, con immagini mai trasmesse in televisioni con un Marcello Dell’Utri al massimo della potenza e quasi inavvicinabile. (a destra, il regista Giacomo Durzi)

Tante le testimonianze che offrono un serio e concreto contributo alla lettura più profonda del profilo berlusconiano. Parlano Paolo Pillitteri, Paolo Cirino Pomicino, lo psichiatra Alessandro Meluzzi e anche i
giornalisti Giuliano Ferrara e Paolo Guzzanti, uomini che hanno conosciuto bene la vita privata di Berlusconi.

Bizzarra la selezione dei candidati di Forza Italia che emerge dal documentario; scelti con i parametri di un casting televisivo, e quindi giudicati soltanto in termini di immagine che buca lo schermo e non di preparazione o intuito politico. Una parabola, come la definisce Durzi, per raccontare “la grande impresa” dell’uomo più discusso d’Italia, cominciata agli inizi degli anni 80, con la creazione del più grande polo televisivo ed editoriale, e poi, dopo la vicenda di “mani pulite”, proseguita con l’entrata in politica e la fondazione del partito di Forza Italia.

Accattivanti le musiche, colpisce la figura di un mimo con la maschera di Berlusconi davanti Palazzo Chigi con un sorriso che sembra una sfida, come se il film dovesse continuare.

Distribuito ancora con poche copie “S.B. Io lo conoscevo bene” di Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella, verrà presto immesso sui circuiti televisivi spagnoli e americani. Durzi chiude ironico il suo ottimo lavoro filmico, con le parole dell’ex sindaco di Milano, Paolo Pillitteri: “Il berlusconismo è una categoria dello spirito che ci accompagnerà per sempre e sarà difficile liberarcene”.

 


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