Rubrica/Il veterinario risponde-Stop alle sperimentazioni sugli animali

Egregio Dr. Vella di recente ho appreso che qualcosa sull’utilizzo dei cani per la sperimentazione. Mi saprebbe dare maggiori delucidazioni?

V.B.

Risponde Antonio Vella -Veterinario

Caro lettore

Da fatti di cronaca recente si è appreso di un’attività legalmente riconosciuta che è quella dell’allevamento degli animali domestici per la sperimentazione. Il caso più eclatante è stato quello di Green Hill di Montichiari, dove una multinazionale, la Marshall, alleva più di 2000 cani Beagle da destinare alla sperimentazione in tutta Europa. Tutto ciò è stato possibile grazie ad una legge del ’92 molto permissiva e vecchia in vigore fino ad oggi che recepisce una direttiva dell’86. Poi, nel 2010, una direttiva europea ha peggiorato le cose, introducendo la possibilità di sperimentare sui cani randagi, anche senza anestesia, e per scopi didattici. Grazie alla protesta di associazioni animaliste e alla sensibilità dell’ex Ministro, Brambilla, oggi si è ottenuta l’approvazione in commissione Affari sociali, di un emendamento alla legge comunitaria 2011, di recepimento della direttiva del 2010, che ci permette di voltar pagina con la sperimentazione animale dopo decenni di orrori. Le novità sono: divieto di utilizzare primati, cani e gatti nella sperimentazione se non con il consenso del Consiglio superiore di sanità. Divieto assoluto di sperimentazioni senza anestesia o analgesia. Divieto di sperimentazioni a scopo didattico o di tipo bellico. Divieto di allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione su tutto il territorio italiano. Ma soprattutto, sviluppo di metodi alternativi di sperimentazione. Con questo emendamento si è introdotto in maniera importante e definitiva il principio per cui l’utilizzo degli animali deve essere abbandonato in favore dello sviluppo di metodi alternativi in vitro. Una volta tanto la politica ha fatto qualcosa di lodevole.

 


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