Regione, domani si torna al lavoro in attesa del rimpasto. Resta Turano, Savarino l’unica (quasi) sicura di subentrare

Martedì 9 luglio l’Assemblea regionale siciliana (Ars) tornerà a riunirsi dopo la lunga pausa pre e post-elettorale. Sul tavolo non ci saranno grandi temi e anche se dovessero venire fuori si andrà avanti piano, molto piano. Forse persino più del solito. E stavolta non c’entrano assenteismi o rallentamenti burocratici, c’entrerà più che altro la sorta di limbo in cui si è cacciato il governo regionale dopo il voto per le Europee, con un assessore che va via, Marco Falcone, eletto al parlamento europeo e per questo destinato a lasciare una delle poltrone più importanti – quella che occupa chi è investito della delega all’Economia – e con altri che vorrebbero magari restare, ma che sanno che hanno le ore contate. Oltre al fatto che resta pur sempre da assegnare la delega all’Agricoltura, mai così delicata, visto il momento di crisi epocale del comparto.

La palla ce l’ha ancora una volta Renato Schifani, che manco a dirlo ha tuttavia le mani legate. Se infatti – come sostengono i bene informati – il presidente della Regione non disdegnerebbe un bel rimpasto con volti nuovi più funzionali alla causa, a frenarlo ci pensano i partiti, con gli equilibri di coalizione in qualche modo ridisegnati dopo la prova del voto. E così, tra chi spinge per un posto in più e chi fa le barricate per non cedere deleghe, il rimpasto targato Schifani potrebbe finire come quelli più volte annunciati e mai così sostanziali di Nello Musumeci. Nessuna scelta o quasi sembra essere scontata. Totò Cuffaro, dopo l’aiuto importante offerto a Forza Italia per le ultime elezioni – dove anche grazie ai voti dei democristiani il partito del presidente della Regione ha sbaragliato la concorrenza interna in coalizione – vorrebbe un assessorato in più. Non lo avrà, dovrà piuttosto accontentarsi di conservare intatti i suoi posti. Stessa cosa si può dire di Raffaele Lombardo, con Di Mauro che può restare al suo posto e niente di più.

La rivoluzione più importante dovrebbe toccare a Fratelli d’Italia. Anche loro dovrebbero mantenere intatto il numero di assessori, ma tira forte l’aria dell’avvicendamento. Da più fronti è data come sicura partente Elena Pagana, entrata in giunta con deroga, visto che alle Regionali non era stata eletta e Schifani aveva preannunciato che sarebbe stato un governo di soli eletti. L’ex M5s, attuale assessora all’Ambiente, fa parte della quota Musumeci a palazzo d’Orleans, ma vista l’elezione a Bruxelles del marito di Pagana – Ruggero Razza, già assessore alla Salute del precedente governo – si sente ora libero da ogni obbligo nei confronti di chi c’era prima di lui. Ma in bilico sono anche le poltrone del duo intercambiabile Amata-Scarpinato, col secondo in discussione fin dai primi mesi, dopo lo scoppio del caso Cannes, punito illo tempore, si fa per dire, con uno scambio di delega con la collega e compagna di partito. Tanti e variegati i nomi candidati a sostituire almeno uno dei tre – al momento Amata è quella che può dormire sonni più tranquilli – ma di certo c’è che bisogna far posto a Giusy Savarino. La deputata di Fratelli d’Italia – e anche lei ex Diventerà Bellissima – si è spesa per il partito accettando la candidatura alle elezioni europee e portando a casa un risultato più che dignitoso; adesso vorrebbe riscuotere qualche credito, nonostante la sua posizione in Aula sia spesso stata piuttosto scomoda per le frequenti prese di posizione non sempre lineari rispetto alle aspettative dei suoi compagni di partito. Per Savarino si parla di naturale subentro all’Ambiente al posto di Pagana, dove sono in forte calo le quotazioni del prossimo deputato Salvo Tomarchio, che prenderà all’Ars il posto di Marco Falcone, che peraltro gli fa da sponsor.

Capitolo Agricoltura. Schifani – lo aveva detto fin da subito – aspetterebbe molto volentieri il verdetto sulla conferma o meno dell’interdizione dai pubblici uffici di Luca Sammartino, suo ex vicepresidente. Il problema è che forse – ma il forse è d’obbligo, appunto – non c’è tempo e le pressioni sono tante. Sammartino, così come d’altra parte Falcone, vuole mantenere in ogni caso quanto meno l’ultima parola sul suo successore, per questo il nome che si fa è quello di Salvatore Barbagallo, tecnico spesso interpellato dallo stesso assessore dimissionario ex Pd. Giochi apertissimi invece per quello che riguarda l’Economia, dove non andrà Edy Tamajo, fresco di exploit elettorale e di rinuncia sacrificale al seggio a vantaggio di Caterina Chinnici, che era accreditata come subentrante alla Salute. Mister preferenze rimarrà al suo posto, così come al loro posto sono cementati Alessandro Aricò e Mimmo Turano, nonostante gli screzi con Schifani – che partono fin dalle Amministrative a Trapani – ma anche lui viene da sacrificio elettorale e discreta performance in un partito, la Lega, allo sbando senza il suo uomo più rappresentativo, Sammartino appunto. Sicura del suo assessorato dovrebbe essere anche l’assessora alla Salute, Giovanna Volo. Tutto da scrivere, invece, il capitolo del post-Falcone. Si parla di scelta tecnica, si esclude il ritorno di Gaetano Armao, ma i soldi in ballo da gestire sono tanti e di sicuro non ci si può permettere una nomina politica che rischi di complicare le cose. Insomma, serve uno pratico col pallottoliere e i nomi usciti al momento sembrerebbero non esserlo, non si escludono sorprese. Con questa maggioranza non si escludono mai.


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