“Revolution revisited”, un film grande ma incompreso

Era una prima europea la proiezione di “Revolution rivisited” di Hugh Hudson, che ha concluso alcune settimane fa il TaorminaFilmFest. Il regista inglese, vincitore di diversi Oscar nel 1981 con “Momenti di gloria” – intervenuto di persona al festival – ripropone il suo film del 1987 sulla rivoluzione americana in un’edizione tecnicamente definita “director’s cut”, con conclusione e montaggio diversi e aggiunta della voce narrante del personaggio di Al Pacino che nell’edizione originaria non esisteva.

Da “Momenti di gloria” in poi Hudson scopre l’interesse per tematiche come la discrimazione di classe, la ribellione nei confronti del pregiudizio razziale e l’identità nazionale, elementi base di “Revolution”.

Creazione tra le più sottovalutate di Hudson, con stile epico, tono ironico e avvincente, racconta la lotta degli Stati Uniti per l’indipendenza dalla corona inglese attraverso 5 anni di violenti combattimenti, dall’estate del 1776 alla sanguinosa battaglia di Yorktown del 1781.

Nei panni di un rozzo cacciatore che si ritrova a prendere parte al conflitto, Al Pacino recita con un grande cast: Donald Sutherland è un sergente inglese fanatico della disciplina, Natassja Kinski un’idealista di ceto medio newyorkese che disobbedendo ai genitori partecipa alla Rivoluzione. Scenografie, fotografia e colonna sonora di John Corigliano regalano un effetto toccante.

Come mai un film così ben riuscito ha trovato poco riscontro? Forse perchè non è politically correct: l’Inghilterra infatti ne esce abbastanza maltrattata e derisa e gli anni Ottanta erano un’epoca di conservatorismo sia negli Usa che in Gran Bretagna.

Pellicola drammatica molto apprezzata dalla critica, mostra una narrazione viscerale comune a pochi altri film d’ambientazione storica.


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