Renzi a Palermo: “L’Unità d’Italia ha prodotto diseguaglianze”. Davvero?

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è arrivato a Palermo ed è già in Prefettura dove sta incontrando i Sindaci della provincia, compreso il primo cittadino del capoluogo Leoluca Orlando, rappresentanti di imprese e sindacati. Presenti anche il ministro del Lavoro Poletti e il sottosegretario Graziano del Rio.

Ad accoglierlo, tra gli altri, oltre al prefetto Francesca Cannizzo, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, il commissario dello Stato Carmelo Aronica,

Da lì si sposterà in Piazza Castelnuovo, dove per le 19 è previsto un comizio e dove lo attendono tanti militanti fatti arrivare dal Pd dalle nove province siciliane in autobus.

Prima di entrare nella villa che ospita la Prefettura, in via Cavour, il Presidente del Consiglio,  ha rilasciato una serie di dichiarazioni ai giornalisti, tra le quali, una ci pare particolarmente interessante: “Le disuguaglianze che si sono prodotte dopo l’Unita’ d’Italia sono disugualianze ingiuste.La fiscalita’ era la piu’ bassa d’Europa- dice Renzi, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa AdnKronos.

Per fortuna, ce ne eravamo già accorti. Grazie ad un revisionismo storico che ha smascherato le bugie del periodo risorgimentale e ha evidenziato gli effetti nefasti per il Sud.  E, grazie, alla tenacia di tanti siciliani, di tanti meridionali, che non si sono lasciati intimidire dalla cultura ufficiale, da una pubblicistica  intrisa di pregiudizi se non razzista.

Insomma, Renzi ha scoperto l’acqua calda.

Adesso dovrebbe chiedersi come porvi rimedio. Per la Sicilia basterebbe applicare alcune norme fondamentali dello Statuto siciliano- che è parte della Costituzione- che i governi nazionali non hanno mai voluto applicare.

Parliamo in particolare dell’articolo 37, ad esempio, secondo cui le imprese che hanno sede legale fuori, ma producono in Sicilia, dovrebbero pagare qui le imposte.  Una questione annosa che il Governo Crocetta pensa di avere risolto accettando la ‘carità’ di 49 milioni di euro riconosciuti da Roma a fronte di stime che parlano almeno di 5 miliardi di euro all’anno.

L’Unità d’Italia ha prodotto ingiustizie. E, a quanto pare, ne produce ancora.

Non a caso, poche settimane fa, Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ  (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno), ha ricordato a Renzi come stanno le cose:

“La crisi sembra alimentare le diseguaglianze territoriali, come dimostrano i dati SVIMEZ sulla povertà. Dividendo 100 famiglie meridionali in cinque classi da 20 l’una, dalle più ricche alle più povere, emerge che il 62% delle famiglie meridionali, cioè due su tre, appartengono alle classi più povere”.

E ancora: “In base ai dati SVIMEZ, il 64% dei cittadini meridionali, oltre due su tre, che nel 2011 hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord aveva un titolo di studio medio-alto, diploma o laurea. Il Sud continua quindi a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato ma a impoverirsi esportandolo in senso univoco, cioè senza ritorno.

E quindi, l’ennesimo appello al Governo nazionale: “Visto che la crescita prevista per il 2014 non presenta segnali incoraggianti, attendiamo dal nuovo Governo misure decisamente robuste per tamponare questa deriva”.

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