La Regione Siciliana non spopola sui social: pochi follower e post che non riescono a coinvolgere

Per il secondo anno consecutivo DeRev, azienda che si occupa di strategia e identità digitale, pubblica il suo report sull’attività social delle Regioni italiane, misurando la capacità di fare community anche a livello virtuale delle istituzioni e monitorando, parole loro, «l’efficacia della strategia attuata sulle principali piattaforme da parte delle regioni e dei rispettivi presidenti». La ricerca si è basata su Facebook, Instagram, Twitter, TikTok, tenuti sotto osservazione e giudicati da «un algoritmo proprietario che tiene in considerazione i principali parametri delle misurazioni dell’efficacia della comunicazione social, come ampiezza della community (numero di follower) ed engagement (percentuale di interazioni giornaliere)».

Risultati non troppo positivi per la Sicilia, che proprio non riesce a fare comunità tramite social. L’Isola, che lo scorso anno si era classificata quarta tra le regioni italiane, scende al nono posto, con 544.861 follower tra i vari social, un dato di tutto rispetto, che piazza palazzo d’Orleans al terzo posto assoluto per numero di persone che seguono l’attività social della Regione, seppur la stragrande maggioranza di questi (460.677) provenga dal solo Facebook, ma con uno striminzito 0,065 per cento di engagement, che la piazza al penultimo posto davanti alla sola Calabria, che però praticamente non fa uso di canali virtuali. Una classifica, quella dell’engagement, guidata da Liguria (0.896 per cento) e Friuli Venezia Giulia (0,852 per cento). In parole povere, in tanti seguono l’attività della Regione, ma quasi nessuno interagisce, commenta, condivide i post e i contenuti pubblicati.

Un dato che è sintomatico di una progressiva perdita d’interesse degli utenti del web, anche se – va detto – nel nuovo corso targato Renato Schifani mancano le lunghe dirette Facebook a cui ci aveva abituato Nello Musumeci, capace persino di sfiduciare la sua intera giunta e annunciare in streaming un rimpasto che, nei fatti, non è mai andato in porto e addirittura di rassegnare le proprie dimissioni. Meno sensazionalismo, dunque, che nella fredda spietatezza dei numeri, si paga. Anche se è chiaro che le classifiche sull’attività social non hanno in larga parte a che fare con il gradimento in senso assoluto del presidente o del governo regionale. E meno male, perché, sempre stando ai numeri, Schifani si piazza al 17esimo posto tra i presidenti delle Regioni, seguito da poco più di 12mila follower (Musumeci si era piazzato 13esimo), ben lontano dagli oltre due milioni di Vincenzo De Luca (presidente della Campania) – star indiscussa del web – e dal milione e settecentomila di Luca Zaia (presidente del Veneto), primo in classifica grazie a un engagement altissimo: il 5,093 per cento.

Un dato destinato a scendere ancora, se è vero quanto sostiene Roberto Esposito, fondatore di DeRev, secondo cui «chi arriva alla carica istituzionale parte in genere con una buona crescita dei follower o un engagement alto dovuti alla campagna elettorale. Si tratta di una rendita, ma gli altri indicatori di performance sono tendenziali e si basano su una relazione con gli utenti che va costruita nel tempo. Per i neoeletti, quindi, l’esame reale è rimandato al prossimo anno». Schifani, inoltre, è addirittura terzultimo quanto ad ampiezza della community virtuale, con la grande maggioranza dei follower stabile su Facebook, dove il livello di engagement è comunque piuttosto alto (2,28 per cento) e il resto equamente diviso tra Twitter e Instagram


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