Quando la teoria diventa spettacolo

Non è solo il colore del logo ad aver cambiato il volto dei Medialab. Lo spirito del progetto e la voglia di fare sono quelli di sempre, a guidare coordinatori e studenti sono ancora quella smania di creatività e quel bisogno di approfondire e perfezionarsi che ne ha caratterizzato le attività fin dal 2002, quando tutto è cominciato. Si rinnova, anche per la stagione 2006/2007, l’intenzione di sperimentare in pratica ciò che lo studio sui libri, per forza di cose, lascia in una dimensione esclusivamente teorica, di analizzare il linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa, di prendere parte ad un continuo scambio di esperienze. Ma la macchina in costante evoluzione che è diventato il Medialab anche stavolta offre una serie di novità rispetto all’edizione precedente. Come la sezione “Gesti e suoni”, che conta sei laboratori e due workshop contro i tre laboratori di “Il gesto e la parola”, la corrispondente sezione 2005/2006. 

Creazione teatrale”, coordinato da Gioacchino Palumbo, regista e docente teatrale, che si propone di conciliare lo studio dei diversi linguaggi della scrittura scenica e delle tecniche di drammatizzazione, da una parte, con lo studio delle lingue straniere attraverso la scelta di testi che gli studenti dovranno recitare in lingua originale, dall’altra.

 

Il laboratorio “English Drama”, tenuto da Ada Russo, che a partire dal Midsummer Night’s Dream di Shakespeare svilupperà un percorso mirato all’osservazione del teatro in lingua inglese sotto ogni suo aspetto: dall’improvvisazione all’apprendimento della terminologia teatrale, passando per l’analisi del linguaggio corporeo.

 

Dalla drammaturgia anglosassone a quella iberica, con “Teatro in lingua spagnola”, sotto la guida congiunta delle ispaniste Sandra Boeme e Manuela Di Pietro, che porteranno all’attenzione degli studenti alcuni capolavori della letteratura spagnola del Siglo de oro: dai brani tratti da Ocho comedias y ocho entremeses nuevos di Cervantes ai Pasos di Lope de Rueda, senza perdere di vista il contesto socio-culturale, l’autore e il periodo storico.

 

Ma c’è anche il teatro del “mistero”, in “Recital(e)s of horror: teatro di narrazione del soprannaturale” di Alessandro Ferrari e Loredana Trovato, il laboratorio che si occuperà di non tralasciare la forma teatrale che è forse in assoluto la più densa di emozioni e suggestioni. Hoffmann, Poe, Lovecraft, Meyrink e le loro opere verranno passati sotto la lente d’ingrandimento dei diversi gruppi di studenti, che indagheranno sulle tecniche di narrazione per poi mettere in scena i racconti prescelti.

 

E per non farci mancare la musica, “Pop e canzonette” di Giuseppe Mirabella e “Storia del rock” di Roberto Milone accompagneranno gli allievi rispettivamente attraverso l’analisi della cosiddetta “produzione musicale leggera” (la canzone pop ed i suoi elementi costitutivi, ma anche il momento della produzione e della promozione del prodotto discografico) e l’approfondimento della musica rock tra il ’55 e il ’67 (le origini del fenomeno musicale americano e la sua evoluzione).

 

Un’ulteriore novità, in questa e in quasi tutte le altre sezioni, è la presenza di workshop, giornate di lavoro in compagnia di veri e propri professionisti del settore in questione: “Il mestiere dell’attore: come si fa un provino” e “La regia teatrale”, tenuti rispettivamente dall’attrice Donatella Finocchiaro e dal regista Lamberto Puggelli, i workshop di “Gesti e suoni”, che integreranno il percorso di ogni singolo laboratorio. Per un altro anno all’insegna della sperimentazione.


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