Pua, Ciancio e Bianco intercettati al telefono La vicenda in commissione antimafia nazionale

Sull’affare Pua, c’è anche «un’intercettazione tra Mario Ciancio ed Enzo Bianco». Dietro la porta chiusa di una delle stanze del palazzo di giustizia di Catania, si discutono per ore le prove dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’editore e direttore del quotidiano catanese La Sicilia. È sulla base di queste che la giudice dovrà decidere se mandare a processo uno degli imprenditori più potenti del Meridione. Ma a riecheggiare in aula, insieme a quello di Ciancio, è anche il nome dell’attuale sindaco Enzo Bianco (che non è indagato, ndr). Dentro si sta discutendo del mega centro polifunzionale da 300 milioni di euro da realizzare alla Playa. Un affare su cui pesa l’ombra della criminalità organizzata e della speculazione edilizia. Ideato nel 1999 – durante la passata sindacatura Bianco -, il suo iter burocratico non si è ancora concluso. A spiegare perché i nomi di Ciancio e Bianco vengono pronunciati insieme all’interno di un’aula giudiziaria è un documento del Ros dei carabinieri contenuto in uno dei 47 faldoni dell’indagine a carico dell’editore. Una telefonata che ha scatenato diverse reazioni nel mondo politico – dal segretario regionale Pd Fausto Raciti ai deputati e senatori M5s – e nella società civile etnea, e che la prossima settimana approderà in commissione nazionale antimafia, come anticipato a MeridioNews dal vicepresidente Claudio Fava.

La telefonata intercettata risale al 18 aprile 2013, due mesi prima delle ultime elezioni comunali che porteranno Enzo Bianco da Roma ancora una volta sulla poltrona di primo cittadino catanese. Ed è proprio l’ex senatore a contattare Ciancio, da un numero di telefono intestato al Comune di Catania. Dopo i convenevoli di rito, Bianco farebbe riferimento a un evento accaduto il giorno prima, senza specificare. Ciancio d’altronde pare abbia già capito l’argomento e rinvierebbe a un incontro di presenza, constatando come tutto sia andato secondo le previsioni. Le stesse che Bianco sottolineerebbe di avere già preannunciato in passato allo stesso imprenditore. A questo punto, Ciancio replica riferendosi a un giudizio già espresso la sera prima a un’altra persona che avrebbe potuto riferirlo al politico. In un passaggio successivo, a essere citato dall’imprenditore è un certo D’Agata, che avrebbe fatto preoccupare Ciancio per la poca chiarezza riguardo a una generica astensione. La telefonata si concluderebbe con la promessa di risentirsi nei giorni successivi e con il promemoria di Bianco riguardo l’apertura ufficiale della propria campagna elettorale due giorni dopo. Un appuntamento già conosciuto da Ciancio che risponderebbe affermando di avere già autorizzato un articolo al riguardo.

Il colloquio telefonico tra i due avviene all’indomani dell’approvazione in consiglio comunale del Pua«Una decisione inattesa – raccontano le cronache di allora – arrivata a pochi giorni dal termine delle attività del consiglio in previsione delle elezioni di giugno». Su 26 consiglieri presenti, non si registra nessun voto contrario ma tre astensioni: quelle di Saro D’Agata e Francesca Raciti del Pd, e Francesco Navarria della lista Il megafono. A collegare la telefonata al voto sono gli investigatori, secondo i quali Ciancio avrebbe espresso apprezzamento per «la serietà di Bianco nell’impegno assunto nei suoi riguardi». Qualche mese dopo Rosario D’Agata, assessore all’Ambiente del Comune di Catania, viene chiamato in procura per essere interrogato sull’episodio.

La storia del Pua si affianca ai nomi di Mario Ciancio ed Enzo Bianco per motivi diversi. L’imprenditore etneo è proprietario di circa il 30 per cento dei terreni su cui verrà realizzato il mega-progetto. D’altra parte, è durante la passata sindacatura di Bianco, nel 1999, che prende forma l’idea della variante Catania Sud al piano regolatore cittadino per la valorizzazione di una vasta area rurale in accordo a un patto territoriale approvato dalla Commissione europea. Tre anni dopo, quando il sindaco è Umberto Scapagnini e il suo vice Raffaele Lombardo, il piano viene approvato per la prima volta dall’amministrazione. L’ultimo atto del complicato iter burocratico avviene lo scorso aprile con il via libera dell’assessorato regionale Ambiente. Nel frattempo – tra integrazioni, modifiche ed esposti in procura da parte dei cittadini la società Stella Polare presenta l’unico progetto per la realizzazione del Pua. «Una delle più importanti scommesse sul futuro di Catania», l’ha definito il sindaco Enzo Bianco. Nonostante sull’affare e sulla stessa Stella Polare srl, secondo la procura, pesino gli interessi e la presunta infiltrazione di Cosa nostra catanese. Sul punto, il primo cittadino commentava: «Adesso tocca ai privati. Attueremo un rigido protocollo per la legalità, poiché precondizione assoluta per noi è l’assoluto rispetto delle leggi e delle regole di trasparenza sia sulle procedure che verranno seguite sia sui fondi che saranno investiti».


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La telefonata è emersa durante la scorsa udienza sull'eventuale rinvio a giudizio per concorso esterno alla mafia dell'editore e direttore del quotidiano La Sicilia. L'imprenditore indagato, due mesi prima delle ultime elezioni comunali, riceve la chiamata dell'attuale sindaco. Per i carabinieri l'argomento è il mega-affare alla Playa

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