Pronto soccorso Giarre, Crocetta parla di riapertura Direttore dell’Asp: «Nessuna iniziativa in tal senso»

L’anno scorso è stato chiuso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Di Dio e Sant’Isidoro di Giarre mentre qualche giorno fa sarebbe iniziata la dismissione del reparto di Psichiatria. Nel mezzo c’è un percorso di lento smantellamento della struttura sanitaria jonica, dove a rimanere sarebbero solo i reparti di Medicina e Geriatria vicini, tra l’altro, a un accorpamento. Accanto alla trasformazione dell’ex pronto soccorso in un punto territoriale d’emergenza (Pte). Ieri, in piena campagna elettorale per il Comune chiamato a scegliere il primo cittadino tra meno di 15 giorni, il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta parla di una possibile riattivazione del nosocomio. «La decisione di chiudere servizi importanti all’ospedale di Giarre mi è parsa troppo rapida e non sufficientemente pesata», dichiara Crocetta a margine di una riunione con il direttore sanitario dell’Asp provinciale catanese Franco Luca

L’occasione dell’appuntamento, che si è svolto a Palermo, è la conseguenza degli episodi di presunta malasanità registrati nelle ultime settimane al pronto soccorso di Acireale, struttura che sarebbe al collasso dopo il depotenziamento di quella giarrese. Nonostante «il colloquio non è entrato nel merito di circostanze specifiche sulle quali la magistratura catanese ha aperto un’inchiesta», precisa il dirigente Luca. Difficoltà nei collegamenti, problemi nelle distribuzioni territoriali dei servizi e dei posti letto nel Catanese, risposte più puntuali alle esigenze dei pazienti «sia nelle fasi acute delle patologie sia in quelle croniche, in virtù del fatto che la popolazione è sempre più vecchia e bisognosa di cure in questo senso», aggiunge il numero uno dell’Asp etnea. «Nessuno attribuisca al mio governo la volontà di chiudere l’ospedale di Giarre perché ne stiamo affrontando la riapertura», dichiara Crocetta. 

«È una sua idea, di sicuro non si tratta di decisioni che dipendono dall’Asp ma da questioni di politica e strategia regionale», commenta Luca. In questo momento, aggiunge il dirigente: «Da parte nostra, non c’è nessuna attività in direzione della riapertura del plesso giarrese». Qualcuno in città ha subito sollevato gli scudi contro la strumentalizzazione politica, in periodo di elezioni amministrative, di un serio problema. «Se si tratta di una proposta fatta appositamente in un periodo di campagna elettorale? Su questo non intervengo – chiarisce Luca – perché il mio compito è di natura tecnica, non politica». L’idea lanciata dal governatore sarà portata all’attenzione dell’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi, il quale fisserà a Palermo per la prossima settimana un vertice per ridiscutere il Piano sanitario regionale, lo stesso che scade il 31 dicembre prossimo. «L’obiettivo è l’ottimizzazione della rete in relazione al fabbisogno delle persone», spiega Crocetta. 

Il pronto soccorso del San Giovanni Di Dio e Sant’Isidoro è stato chiuso lo scorso anno tra le proteste della cittadinanza e di una parte del personale sanitario che è stato trasferito al Santa Marta e Santa Venera di Acireale. Da anni gli abitanti del Comune della fascia jonica si battono per difendere la struttura attraverso numerose iniziative, anche occupazioni simboliche degli spazi. Per molti cittadini la vicenda dello smantellamento della struttura sanitaria giarrese è un passo indietro per un territorio che raccoglie circa 80mila persone. L’ultimo incontro tra il presidente Crocetta e il sindaco di Giarre Roberto Bonaccorsi si era concluso con una porta sbattuta da parte del primo cittadino. Anche perché a presentarsi all’orizzonte era anche la chiusura del reparto di Psichiatria, poi realizzata. 

«Se ci sono le risorse per mettere in pratica quanto detto da Crocetta, tutto è possibile», interviene Luca. Ma, continua: «Personalmente sono dell’idea che gli ospedali, se ci devono essere, devono rispondere a requisiti di sicurezza e garanzia». «Sarebbe bello avere un ospedale ogni dodici chilometri ma bisogna chiederci se è una cosa economicamente sostenibile», aggiunge il dirigente sanitario provinciale. Che tra gli interventi rivolti al miglioramento del Piano sanitario individua «la redistribuzione ragionata degli ospedali nel territorio tramite l’integrazione delle prestazioni: bisogna immaginare percorsi che siano unitari ed efficienti». 


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