Processo Simona Floridia, la procura ha chiesto 24 anni per l’imputato. «Atteggiamento di chiusura e ostilità»

Ventiquattro anni di carcere. È questa la richiesta di condanna avanzata da parte della procura per Andrea Bellia, l’uomo imputato per l’omicidio di Simona Floridia, la 17enne scomparsa da Caltagirone trenta anni fa – precisamente il 16 settembre del 1992 – il cui corpo non è mai stato ritrovato. Un processo riaperto a distanza di 26 anni dall’archiviazione del primo fascicolo sul caso per una conversazione telefonica intercettata e registrata, che era avvenuta nel pomeriggio del 16 settembre 1993. Bellia, che anche questa mattina era come sempre presente nell’aula di Corte d’Assise del tribunale di Catania, continua a professarsi innocente.

L’intera udienza di oggi è stata dedicata alla requisitoria delle pm Samuela Lo martire e Natalia Carrozzo durante la quale sono stati ripercorsi i passaggi salienti del procedimento e le dichiarazioni dei testimoni chiave. Primo tra tutti Mario Licciardi. L’ex amico di Bellia ed ex fidanzato di Simona Floridia che, insieme alla sua ragazza dell’epoca (oggi sua moglie) Rossella Figura, è il protagonista di quel dialogo telefonico che ha fatto riaprire il processo nel 2012. E con cui, nel corso della scorsa udienza, l’imputato è stato messo a confronto diretto in aula. «Io ho sempre detto la santissima verità. Anche tu dovresti avere il coraggio di farlo ormai dopo tutto questo tempo». Così si era rivolto all’imputato, seduto di fronte, Licciardi che ha anche aggiunto che se quella conversazione – oggi letta per intero in aula dalla pm – non fosse emersa, non avrebbe detto nulla. E, in effetti, non ne aveva mai raccontato il contenuto nemmeno agli inquirenti prima della riapertura del caso dieci anni fa. «Motivo per cui – ha affermato la pm – si può escludere ci siano sentimenti di rancore».

L’episodio principale riguarda una visita che Licciardi riceve, mentre si trova al lavoro, da Bellia e dall’allora sua fidanzata Simona Regolo. Stando a quanto raccontato dal testimone – e al dialogo telefonico successivo che Licciardi ha con la ragazza – l’imputato gli avrebbe chiesto di riconoscere la voce di Simona Floridia nella chiamata arrivata alla trasmissione di Rai3 Chi l’ha visto?. In quella stessa occasione Bellia «mi voleva dire il fatto che l’aveva ammazzata lui», come riporta Licciardi a Figura in una conversazione da cui «si evince che tra loro non c’è più un rapporto di amicizia – ha sottolineato la pm – e che Licciardi fosse già a conoscenza del coinvolgimento di Bellia nella vicenda Floridia».

Stando a quanto ricostruito durante il processo, l’imputato lo avrebbe confidato anche mentre si trovava in ospedale (dove era ricoverato a causa di un incidente in Vespa). «Sono stato io a fare sparire Simona», avrebbe detto Bellia. Uscito dalla stanza, però, Licciardi avrebbe pensato che stava farneticando. Un’altra confessione dell’imputato sarebbe arrivata in cima al monte San Giorgio, dove Licciardi sostiene che Bellia lo abbia portato indicandoglielo come il luogo in cui avrebbe fatto sparire la ragazza. Lo stesso posto che era stato indicato al padre di Simona Floridia da un anonimo che aveva chiamato: «Le stanno facendo perdere tempo, lei sua figlia la deve cercare a monte San Giorgio, di fronte all’antenna della Sip», avrebbe detto una voce maschile prima di riagganciare.

La pm ha anche sottolineato «un atteggiamento di chiusura e di ostilità da parte di Bellia nei confronti dei coniugi Floridia che appare anomalo. Un desiderio di non essere coinvolto nelle indagini. Anche in un momento in cui l’attuale imputato era soltanto l’ultima persona a essere stata vista insieme alla ragazza scomparsa». La prossima udienza è già stata fissata per il 18 gennaio quando a prendere parola sarà l’avvocato della parte civile Giuseppe Fiorito che assiste i genitori di Simona Floridia.


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