Precari Covid, ok alla proroga per il personale sanitario. Per gli amministrativi palla alle Asp

Un grande punto interrogativo. È quello legato al futuro dei cosiddetti precari Covid, ossia il personale reclutato dalle aziende sanitarie provinciali per fare fronte all’emergenza dovuta alla pandemia. Circa tremila persone con il contratto in scadenza oggi e che hanno come obiettivo quello di ottenere una proroga in attesa di una soluzione definitiva. La partita però non è solo occupazionale ma anche politica. La richiesta di proroga al governatore Renato Schifani è arrivata anche da Fratelli d’Italia, insieme al capogruppo del Partito democratico Michele Catanzaro e ai deputati dei gruppi di Cateno De Luca. «Alla riunione dei capigruppo ci è stato detto che ci sarebbero difficoltà di ordine giuridico-amministrativo e non ci sono le risorse, ma per il gruppo parlamentare nazionale di FdI, il partito della premier Meloni, le condizioni ci sono tutte – ha affermato Gianfranco Miccichè – Diamo la proroga di uno o due mesi, il governo intanto lavori per trovare una soluzione definitiva».

E, proprio mentre a palazzo dei Normanni era in corso il dibattito, è scoppiato il caos. Alcuni deputati hanno appreso dai messaggi ricevuti nei propri smartphone di una circolare che aveva appena inviato alle aziende sanitarie e ospedaliere l’assessora regionale alla Sanità Giovanna Volo. Un documento che indicava la proroga fino al 31 marzo dei contratti del personale dell’Uca (unità di continuità assistenziale) e in cui si invitavano le aziende sanitarie a procedere a una ricognizione interna del proprio fabbisogno per gli amministrativi. In aula è esploso il panico. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha sospeso i lavori parlamentari e ha riunito la capigruppo.

«Per quanto attiene al personale amministrativo, alla luce delle novità introdotte con il decreto Milleproroghe – si legge nella circolare – si invitano le aziende a procedere a una celere ricognizione finalizzata a individuare i profili esistenti nelle rispettive dotazioni organiche, ancora non ricoperti, e a verificare quanto personale – reclutato durante l’emergenza Covid – sia in possesso dei requisiti di legge, nell’ottica di una prossima procedura di stabilizzazione, garantendo – ove ritenuto necessario ad assicurare l’espletamento di tutte le attività di gestione ordinaria e per il tempo ritenuto congruo – il loro mantenimento in servizio, sempre in coerenza con il rispettivo fabbisogno di personale e nel limite massimo orario già fissato di diciotto ore». Per quanto riguarda il personale sanitario, l’invito dell’assessora Volo è di «procedere alla proroga sino al 31 marzo provvedendo alla eventuale rimodulazione oraria in diminuzione (sei ore) nelle more della definizione di un eventuale accordo integrativo con i sindacati del personale convenzionato».

L’Ars ha chiuso il dibattito senza votare alcun documento dopo avere preso atto della circolare dell’assessora alla Sanità. Prima di aggiornare i lavori a martedì prossimo alle 16 per il dibattito sull’autonomia differenziata, il presidente dell’Ars, parlando della circolare ha auspicato che le Asp e gli ospedali seguano le indicazioni in modo omogeneo «perché risulta che l’Asp di Messina non abbia dato seguito alla circolare». Secondo quanto risulta, altre Asp come Caltanissetta e Agrigento hanno già convocato gli amministrativi col contratto in scadenza oggi a presentarsi domani nelle sedi per le proroghe.


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