Praticanti avvocati, proposta legge per retribuzione «Chiediamo a candidati Ars di impegnarsi davvero»

«L’idea è di tutelare i diritti di giovani avvocati e praticanti rispetto al mercato del lavoro forense, totalmente sclerotizzato e precario. Molto spesso si stratta di lavori non retribuiti svolti però con regolarità e costanza». Così Andrea Costa del Cnpa (Consiglio nazionale praticanti e giovani avvocati) spiega a MeridioNews quali sia lo scopo del LawDay organizzato lo scorso 26 ottobre alla sede decentrata dell’Ars di Catania: «La proposta che presentiamo è un disegno di legge da noi elaborato per l’introduzione di un contributo regionale finanziato con fondi europei e destinato alla retribuzione dei praticanti e di coloro che svolgono tirocini obbligatori in senso più ampio. Ci rivolgiamo ai candidati all’Ars, con la richiesta chiaramente di presentare il ddl in Regione una volta eletti, prendendo simbolicamente l’impegno con una firma».

«Anziché lamentarci e attendere le soluzioni dall’alto – spiega Angelo Alù, presidente di Generazione Y, altra organizzazione promotrice della proposta insieme al Comitato no riforma forense – proponiamo delle idee dal basso, attraverso una forma di democrazia partecipata. L’idea è nata lo scorso 7 ottobre, nel corso di un’assemblea, quando abbiamo riscontrato una grossa criticità che riguarda il percorso forense ma anche in generale tutti i praticanti: l’assenza di una qualsiasi forma di retribuzione. Abbiamo quindi formulato una bozza di disegno di legge regionale che disciplini i meccanismi di retribuzione. Chiederemo, sia qui ai candidati presenti sia attraverso internet, a quelli che non possono essere qui oggi, una firma a tutti coloro che vorranno prendere l’impegno di presentare questo disegno in assemblea e portarlo avanti. Il fine di questa iniziativa è la tutela effettiva dei tirocinanti».

Il testo, sviluppato in otto articoli, contiene la proposta di un contributo regionale erogato direttamente ai tirocinanti, attingendo dai fondi strutturali e d’investimento europei destinati alla Sicilia attraverso il Programma operativo regionale 2014/2020. Tra i requisiti l’età – non oltre i 35 anni – e titolo di studio. Il contributo consisterebbe in una cifra che oscilla dai 200 ai 500 euro mensili in base alle condizioni di salute o svantaggio economico dei singoli. «Ma è necessario fare una precisazione: – aggiunge Alù – questo strumento non vuole essere un sussidio, ma un modo per ripristinare una situazione di legalità che prima esisteva in Italia e anche un percorso di uguaglianza per dare le stesse possibilità a coloro che non possono sostenere economicamente gli oneri di un tirocinio non retribuito».

Un piccolo gruppo di candidati all’assemblea regionale presenti all’incontro ha accolto subito e di buon grado l’invito a firmare e sostenere il progetto, una proposta che ha messo d’accordo tutti, un’altra promessa tra gli impegni presi dai candidati alle elezioni del 5 novembre prossimo. Accompagnando le dichiarazioni di rito al momento della firma, i presenti sono intervenuti a turno, in un clima disteso. Secondo Giovanni La Magna di Alternativa popolare «trovare i soldi non è un problema, ci vuole volontà politica». Seguono a ruota le firme dei 5 Stelle Giannina Ciancio e Giuseppe Scarcella: «Le linee economiche da seguire per portare avanti la proposta ci sono, lo trovo un ottimo primo passo», afferma la prima, mentre il secondo dichiara: «Per quel che mi sembra di capire è un’iniziativa importante, che condivido». 

È il turno poi di Alessio Grancagnolo della lista Cento passi per la Sicilia, che subito prima di apporre la firma ricorda che «il tirocinante non viene considerato un lavoratore e non ha tutele di alcun tipo». «Questa è una battaglia che vogliamo condurre tutti – chiosa Agatino Lanzafame, in lizza con Sicilia futura – e non si chiede alla Regione di mantenere i giovani praticanti, ma di accompagnarli». Interviene dopo qualche titubanza anche Marco Falcone di Forza Italia, che da avvocato si dichiara particolarmente vicino alla causa: «Una proposta simile, poi non andata in porto, era stata fatta alcuni anni fa. Si potrebbe comunque trasformare il ddl in un emendamento finanziario per accorciare i tempi».


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